Attenzione
Sicurezza: la lezione Agrideco
L’Arpat prende a esempio il disastro nella fabbrica per dettare le linee guida alle aziende di rifiuti
SCARLINO. La speranza che il disastro della piana fosse preso da esempio così che tragedie simili non si ripetano si sta concretizzando.
«Le aziende di gestione rifiuti di piccole/medie dimensioni solitamente non rientrano tra gli stabilimenti che la norma definisce a “rischio di incidente rilevante” – si legge nell’ultimo report Arpat – Tuttavia, avendo presente sia la definizione di incidente rilevante fornita dalla norma sia i numerosi incidenti avvenuti all'interno di aziende di gestione di rifiuti, si rileva l’opportunità di adottare misure di prevenzione e stima a priori degli effetti di possibili incidenti con le metodologie impiegate per gli stabilimenti “Seveso”». Tradotto: le aziende che trattano rifiuti sono chiamate a valutare se i loro impianti sono assoggettabili alla norma sui rischi di incidenti rilevanti. Un richiamo dell’agenzia territoriale toscana che prende spunto dal disastro dell’Agrideco, la ditta scarlinese, che nel giugno 2008 venne spazzata via da un’esplosione causata da una semplice bomboletta spray e che portò alla morte di un operaio di 47 anni, Doru Martin.
In realtà, quella bomboletta portò anche a scoprire un traffico illegale di rifiuti internazionale, ma questa è un’altra storia. Quello che l’Arpat ha preso in considerazione della vicenda scarlinese per fare un richiamo a tutte le aziende toscane che trattano rifiuti (in Maremma ad esempio le Strillaie e Scarlino Energia) è il fatto che Agrideco, purché non trattasse rifiuti ritenuti a norma di legge «pericolosi», è stata comunque coinvolta in un disastro. Da qui, il richiamo a tutti i titolari e gestori affinché adottino tutte quelle precauzioni che la normativa prevede per gli impianti a rischio incidente rilevante, seguendo le disposizioni la legge Seveso. Per spiegare al meglio quel che l’agenzia intende dire alle aziende, nel report è stata inserita una ricostruzione di ciò che avvenne quel 26 giugno 2008, con tanto di articoli di stampa. In uno di questi, c’è una dichiarazione dell’allora sindaco Maurizio Bizzarri: «l’Agrideco è una società che tratta rifiuti speciali non pericolosi, è nel nostro territorio da due anni, prima era Follonica. Solo tre giorni prima aveva avuto la certificazione ambientale Iso 14001». Un’azienda che trattava «rifiuti speciali non pericolosi», certificata Iso. L'incendio si verificò a seguito della triturazione di bombolette spray che causò la fuoriuscita di gas esplosivi ed infiammabili, da cui divamparono le fiamme. L’Arpat allora prende spunto dalle accuse mosse alla società in quell’occasione dal sostituto procuratore grossetano, come la mancanza di un’idonea valutazione dei rischi nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze impiegata o quella di un'adeguata informazione sui rischi specifici cui erano esposti. Elementi che oggi le aziende che trattano rifiuti, a seconda del proprio impianto e dei materiali che trattano, devono prendere in considerazione, anche se finora la legge non glielo imponeva. Un passo in avanti verso la sicurezza perché disastri simili non si ripetano.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google