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Il Coro degli Etruschi nel solco di Morbello
Fu il grande poeta Vergari l’ideatore e la prima anima di questo gruppo nato per cantare il Maggio e capace di difendere un patrimonio culturale dall’oblio
di PAOLO NARDINI
Il Coro degli Etruschi è uno dei più longevi gruppi di musica tradizionale maremmana, avendo fatto la sua prima uscita pubblica nel settembre del 1974 alla festa provinciale dell’Unità di Grosseto.
Durante i quattro decenni trascorsi, il Coro ha valorizzato il mondo delle tradizioni popolari della Maremma, diffondendo la conoscenza dei suoi aspetti culturali. Quella maremmana, infatti, è una cultura ricca di testimonianze tramandate oralmente, appartenute alla civiltà contadina, che hanno finito per essere elementi distintivi della sua identità territoriale. Una realtà estremamente composita, che si è andata formando attraverso i flussi migratori.
La storia del Coro è legata alla figura di Morbello Vergari, che ne è stato il principale ideatore e animatore, lui stesso, insieme ad altri della famiglia Vergari, testimone di gran parte del patrimonio raccolto e documentato.
Il principale motivo di aggregazione del gruppo è stato il canto del Maggio, una tradizione la cui continuità non era del tutto scontata, negli anni Settanta del secolo scorso, a causa dei mutamenti sociali in atto, con lo spopolamento delle campagne e la disgregazione delle comunità locali. È grazie all’opera di compagnie come il Coro degli Etruschi, la Squadra dell’Ottava Zona, e altre che erano attive in quegli anni, che la tradizione del Maggio, in Maremma, ha superato la prova del tempo e delle trasformazioni sociali. Oggi infatti, sono ancora molte le squadre che nella notte fra il 30 aprile e il primo maggio attraversano la campagna maremmana, visitando le case dei contadini e portando il loro canto augurale.
. Ma il canto del Maggio, oggi va al di là della notte del 30 aprile?
«La musica della tradizione popolare maremmana - dice Corrado Barontini, uno dei principali animatori del gruppo - proprio per la sua sopravvivenza, è molto legata al canto del Maggio, che oggi non si celebra più solo nella notte del 30 aprile, ma ci sono le rassegne, che nelle domeniche successive al primo maggio si tengono in molte località della provincia, fra le quali le principali sono quelle di Braccagni, Grancia, Marina, Arcidosso».
Il Coro degli Etruschi, però, non è impegnato solo nell’aspetto spettacolare…
«Certo che no: è solo dopo aver realizzato una ricerca sulle espressioni musicali della Maremma grossetana, pubblicata nel 1975 nel libro “Canti popolari in Maremma” e riedito recentemente, che il Coro con i suoi spettacoli ha iniziato a presentare un repertorio vasto di canzoni: ninne nanne, serenate, rispetti d’amore, stornelli, canti d’osteria, canzoni a contenuto sociale, canti narrativi, rappresentazioni del calendario contadino quali la Maggiolata e la Befanata. Ma la ricerca non si è mai interrotta, è proseguita finora. Particolarmente interessante la riproposta di musiche per il ballo, con l’esecuzione di suonate strumentali, realizzate con fisarmonica e chitarra. L’aspetto spettacolare non può prescindere dalla ricerca».
La ricerca si riferisce alla raccolta di nuovi testi? O di testi che si credevano perduti?
«Anche, ma non solo. Anche la musicalità è importante, come il recupero degli antichi strumenti dal sapore contadino, basati su una conoscenza di prima mano degli elementi naturali. L’esempio è quello delle “gnacchere”: uno degli aspetti dell’attività svolta dal gruppo è la riscoperta non tanto dello strumento musicale in sé, ma del recupero dei saperi sulle caratteristiche del legno, ciascuno con una diversa sonorità; e anche dell’abilità per suonarle».
L’attività principale del Coro è limitata al territorio della provincia?
«Certo, principalmente siamo qui, ma il gruppo ha partecipato a importanti rassegne etnomusicali in Italia e ha realizzato concerti in Svizzera, Austria, Corsica, facendo conoscere la tradizione del canto toscano. Ha partecipato a trasmissioni televisive fra le quali una condotta da Leoncarlo Settimelli su Rai Uno nel 1977, s’intitolava “Dalle parti nostre”».
Più di quaranta anni è durata, finora, l’attività del Coro degli Etruschi, a cominciare dall’esibizione alla Festa dell'Unità di Grosseto, in quel lontano 1974. Ma c’è un'altra data, importante, nella storia del gruppo: la presentazione del libro “Canti popolari in Maremma” avvenne alla Sala Eden, il 25 novembre del 1975, alla presenza di una delle più grandi ricercatrici e interpreti del canto popolare: Caterina Bueno, che cantò brani della tradizione maremmana e toscana, insieme al Coro degli Etruschi.
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