Attenzione
Aveva venduto la dose fatale: arrestato
Saverio Frulloni è morto a 23 anni in un appartamento di Barbanella la scorsa estate, finisce in carcere un suo coetaneo
GROSSETO. La polizia lo ha pedinato a lungo, ne ha intercettato le telefonate e alla fine lo ha arrestato. Per gli uomini della squadra mobile che hanno portato avanti le indagini è stato lui, Abderazak Nadiri, marocchino di 23 anni, a vendere gli stupefacenti a Saverio Frulloni, il ragazzo suo coetaneo di origine mancianese trovato morto il 4 giugno nell’appartamento di un amico a Barbanella.
Nadiri è stato arrestato giovedì per spaccio di sostanza stupefacente e di morte o lesioni come conseguenza di altro delitto. L’ordinanza cautelare è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Grosseto a seguito delle indagini avviate il giorno stesso della morte di Frulloni dalla squadra mobile della questura di Grosseto, con l’ausilio della squadra volante e della polizia scientifica, coordinate da magistrato del gruppo di lavoro “Sicurezza urbana” della procura di Grosseto.
La misura cautelare è stata eseguita dagli uomini della squadra mobile.
Era il 4 giugno quando la volante della polizia si è fermata in via Oriazi, a Barbanella. Al numero 5, in un appartamento che si trova nel palazzo dall’intonaco giallo, Saverio Frulloni era già morto. Intonaco giallo all’esterno, 8 campanelli e un vecchio ingresso con porta a vetri.
L’appartamento della morte, quello dov’è stato trovato cadavere il ragazzo, si trova al secondo piano e, in quei primi giorni di giugno, «la finestra era sempre aperta», avevano detto i vicini.
Così era anche il giorno in cui il ragazzo è stato trovato senza vita dal suo amico, dal coetaneo che lo aveva ospitato in casa: la finestra aperta, una bottiglia di birra appoggiata sul davanzale esterno e un flacone di detersivo in quello interno. Al piano terra bici e un po' di sporcizia intorno agli appartamenti a fianco.
«Credevo che dormisse, non mi ero accorto che era morto», aveva detto subito tra le lacrime il ragazzo che lo aveva ospitato a casa. Erano le 11 del mattino quando il giovane aveva chiesto l’intervento del 118. Saverio, però, era già morto ma i poliziotti avevano trovato nelle tasche dei suoi pantaloni una siringa del tipo di quelle utilizzate per l’assunzione di insulina. C’erano tracce di sangue, in quella siringa. Tracce di sangue che si vedevano bene. Gli uomini della questura avevano subito ipotizzato che il giovane avesse fatto uso di eroina, un'ipotesi poi confermata dalle successive analisi: la morte era stata provocata da un'overdose. Saverio non ce l’ha fatta, non c’è più. Ma i poliziotti della questura hanno cominciato subito a cercare chi avesse venduto al ventitreenne la dose fatale. Hanno pedinato spacciatori, hanno utilizzato le intercettazioni telefoniche e alla fine sono arrivati al nome di Abderazak Nadiri. La polizia ha anche documentato un’intensa attività di spaccio che il ventitreenne di origini marocchine aveva messo su alla Saracina e all’Alberino, vicino all’argine del fiume Ombrone. Secondo gli uomini della squadra narcotici, il ragazzo vendeva di tutto: cocaina, eroina, hashish. E sarebbe stato lui a vendere la dose che nei primi giorni di giugno ha ucciso Saverio. Il ventitreenne con i capelli rasarti in fronte e i lunghi dread era appena tornato dalla Spagna. Aveva una passione sfrenata per i viaggi e sognava il Sudamerica ma la dose venduta da Nadiri, lo ha fermato per sempre in un appartamento di Barbanella. (f.g.)
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