Sicurezza
Riaperto il bando per la vendita
Documentazioni incomplete: c’è un mese per le integrazioni
GROSSETO. Si riapre per un mese il bando per la vendita della Mabro: i tre soggetti imprenditoriali che avevano manifestato il loro interesse all’acquisto dovranno integrare le loro offerte presentando un piano industriale credibile, che consenta di valutare a chi cedere l’azienda.
Ancora un mese di tempo, dunque, per le vestaglie azzurre che si sarebbero aspettate, invece, di avere già qualcosa di più concreto, ma almeno non si spegne ancora la speranza di veder ripartire la Mabro. All’incontro di ieri pomeriggio al ministero dello Sviluppo economico, con il commissario della Prodi bis, Paolo Coscione, l’assessore comunale Emanuel Cerciello, le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil e le rsu di Abbigliamento Grosseto si è preso atto del no del ministero alla possibilità di ammettere le tre offerte di acquisto presentate sulla base del bando di gara che si era chiuso qualche settimana fa, da parte di un soggetto imprenditoriale cinese, di un italo- svizzero e di un inglese. Documentazioni incomplete, incapaci di soddisfare i requisiti posti dal bando per poter rilevare l’azienda di via Senese. Ma il ministero non ha chiuso del tutto la porta alle tre offerte, anzi ha autorizzato il commissario a riaprire i termini del bando stesso per trenta giorni, che scadranno il 18 dicembre, e questo per dare modo a tutti e tre i soggetti che hanno presentato un’offerta di integrarla con un vero piano industriale che possa essere preso in considerazione ai fini della cessione dell’azienda. Anche per questo nei prossimi giorni dovrebbe essere approvata la proroga della cassa integrazione per un mese, fino alla metà di gennaio 2016. E se l’operazione di vendita andasse a buon fine la cassa integrazione potrebbe essere ulteriormente prorogata per dare modo alla nuova proprietà di organizzare l’azienda per la ripresa dei lavori. Ci sarà anche da individuare dove tornare a lavorare, dal momento che i capannoni di via Senese, di proprietà di Royal Tuscany Fashion Group, sono stati messi in vendita con un bando separato ed è improbabile che l'azienda torni a produrre lì.
Enrico Pizzi
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