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Porto di Talamone, carotaggi per valutare i fanghi

Porto di Talamone, carotaggi per valutare i fanghi

TALAMONE. «Dalla prossima settimana avranno inizio i carotaggi». L’ha annunciato il sindaco di Orbetello Monica Paffetti, parlando del porto di Talamone in parte interdetto alla navigazione. I...

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TALAMONE. «Dalla prossima settimana avranno inizio i carotaggi». L’ha annunciato il sindaco di Orbetello Monica Paffetti, parlando del porto di Talamone in parte interdetto alla navigazione. I carotaggi serviranno a valutare se i fanghi, in caso di dragaggio, potranno essere usati per il ripascimento delle spiagge. Se così fosse i costi dell’intervento sarebbero inferiori a quanto ipotizzato nel caso in cui i fanghi dovessero essere smaltiti come rifiuti speciali. Se ne è parlato nel corso di un incontro il 18 novembre fra gli assessori Walter Martellini e il consigliere Luca Aldi, alcuni dirigenti del Comune di Orbetello e i concessionari. «Gli incontri - spiega Paffetti - sono stati estremamente positivi. Verranno predisposti tutti gli atti affinché subito, dalla prossima settimana, possano cominciare i carotaggi. Se i risultati saranno quelli sperati, se dunque dalle analisi il materiale risulterà adatto al ripascimento e privo di componenti inquinanti, le operazioni potrebbero essere svolte nell’arco dell’inverno». Il sindaco precisa che «non c’è alcuna ordinanza di chiusura del porto di Talamone. L’atto emesso dalla Capitaneria non prevede un’interdizione totale alla navigazione ma solo una limitazione che riguarda due aree: la fascia delle catenarie, dove la navigazione è consentita ai natanti con pescaggio non superiore ai 50 cm e la zona dei pontili dove è consentita ai natanti con pescaggio non superiore ai 90 cm. L’insabbiamento è un fenomeno collegato in parte all’allungamento del braccio del molo costruito circa 10 anni fa che ha modificato le correnti. Nella zona delle catenarie la situazione è rimasta quasi inalterata. L’aggravamento maggiore si registra nell’area dei pontili, soprattutto in conseguenza dell’alluvione: dal canale che corre parallelo l’acqua limacciosa si è riversata in questa particolare zona riempiendo i fondali». Il percorso per rimediare alla situazione era iniziato nel 2014 insieme alla Regione e alla Provincia di Grosseto. Ciò ha fatto ottenere al Comune un finanziamento di 300.000 euro. «L’iter - spiega la Paffetti - sarebbe dovuto sfociare in un accordo per prevedere la collaborazione dei privati che hanno le concessioni. L’accordo non è stato perfezionato perché occorre sapere i costi dell’intervento». (i.a.)

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