Il Tirreno

Grosseto

Festival dei cori folk

«Cardellini snobbati» Polemica e caso risolto

di Fiora Bonelli

CASTEL DEL PIANO. I Cardellini del Fontanino, lo storico gruppo folk di Castel del Piano, che non sono stati invitati per l’inaugurazione del festival della musica popolare a Grosseto, si esibiranno...

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CASTEL DEL PIANO. I Cardellini del Fontanino, lo storico gruppo folk di Castel del Piano, che non sono stati invitati per l’inaugurazione del festival della musica popolare a Grosseto, si esibiranno in una successiva serata.

«Il fatto che non siano alla serata inaugurale del festival, il 25 novembre – spiega Paolo Nardini dell’Archivio delle tradizioni popolari della Maremma che ha promosso l’evento – non corrisponde a un’esclusione, anzi. Saranno sicuramente invitati a una delle successive serate in cui si articola il festival, che si spalmerà fino a febbraio. Contiamo, addirittura, di poter dare loro un maggiore spazio, visto che i Cardellini del Fontanino sono l’unico gruppo in provincia a usare la tecnica del jodel».

La spiegazione di Nardini rassicura lo storico gruppo folk che si era sentito molto offeso per non essere stato contattato dagli organizzatori del festival.

Per questa “dimenticanza” Sergio Magliacani, capocoro, e Moreno Filoni, storica voce del gruppo, hanno salito ieri mattina le scale del municipio di Castel del Piano e si sono fatti ricevere dal sindaco Claudio Franci che da sempre è un sostenitore di quelli del Fontanino e che, facendo presente a Nardini le rimostranze del coro casteldelpianese, ha definito «incomprensibile», se vi fosse stata, l’esclusione dei Cardellini dalla rassegna.

Nardini ha specificato che «i cori che parteciperanno alle serate successive a quella inaugurale ancora non sono stati contattati» e che subito dopo il 25 novembre chiamerà Magliacani per concordare la partecipazione dei suoi a una delle serate.

Allarme rientrato dunque e tutto chiarito. Il festival, organizzato dall’Archivio delle Tradizioni popolari di Grosseto per l’annuale festa della Toscana ha per tema “Il lavoro, il senso dell’identità e i diritti umani”, temi che sono tutti nelle canzoni cantate dai Cardellini.

«Appena ho visto gli articoli del Tirreno – spiega Magliacani – dove si spiegava il festival e dove i Cardellini del Fontanino non venivano affatto nominati, non l’ho proprio digerito. “Chissà perché non ci hanno invitati?”, continuavo a ripetermi. Eppure le nostre canzoni sono la carta d’identità di una società montanara, già consolidata nel 1800, e consacrano valori precisi propri del nostro popolo, sempre in polemica con la cultura ufficiale, con originali strumenti musicali e linguistici. Credo che la nostra tecnica del “bei” sia l’unica nel folk grossetano. Dunque ciò che cantiamo e come lo cantiamo si attaglia perfettamente alle tematiche della festa della Toscana».

L’orgoglio dei Cardellini del Fontanino fa leva su una lunga storia: nati ufficialmente nel 1951, quando mettono in scena l’accompagnamento della “tirulese” (oggi “bei”), il 21 dicembre 1954 partecipano alla serata per l’incisione richiesta dall’etnomusicologo Alan Lomax. Apprezzati da Bianciardi, dagli anni Cinquanta si esibiscono in radio e tv nazionali e in giro per il mondo. Il regista Wang Xiaoshuai li ha voluti per la colonna sonora di “Tuscany dreams”. Il tycoon David Rockfeller li ha incontrati di recente al castello di Argiano e ha promesso per loro un grande concerto in America. E poi la favola di Keith Richard che ha cantato con loro nel 1995 sempre ad Argiano. Oggi il gruppo è formato da Sergio Magliacani, Moreno Filoni, Gialberto Arrighi, Mauro Rosini, Gian Luca Tempesta, Alessandro Bassetti, Alessandro Saccardi, Massimo Tuoni, Lorenzo Filoni.

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