Gioco
Tfr liquidato in busta paga? No, grazie I dati di un flop
GROSSETO. In giro c’è un gran bisogno di soldi liquidi, ma l’opzione del Tfr in busta paga ha lasciato tiepidi i grossetani: come il resto dei lavoratori dipendenti del Belpaese. La chance non piace...
GROSSETO. In giro c’è un gran bisogno di soldi liquidi, ma l’opzione del Tfr in busta paga ha lasciato tiepidi i grossetani: come il resto dei lavoratori dipendenti del Belpaese. La chance non piace all’italiano medio: e il grossetano non fa eccezione, confermano gli addetti ai lavori.
A sette mesi da quando il Governo Renzi mise sul piatto della bilancia questa chance – spacciata al grande pubblico con «più soldi in busta paga» – si possono ormai tirare le somme. Lo fa una fonte autorevole: la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro.
È meno dell’1% degli italiani chi ha scelto di farsi liquidare piccole quote del trattamento di fine rapporto, mensilmente, in busta paga.
Ecco i dati (e la lettura) della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro: su un campione di un milione di dipendenti (esattamente 1.012.740) ha optato per farsi liquidare il Tfr in busta paga solo lo 0,83% (cioé 8.420 lavoratori).
La norma era stata attuata dal Dpcm del 20 febbraio 2015 n.29, entrato in vigore il 3 aprile 2015. Da questa data, i lavoratori, dunque, hanno avuto la possibilità di presentare l'istanza per farsi liquidare il proprio Tfr in busta paga fino a giugno 2018.
Pochi, maledetti e subito ma – a conti fatti – pagati a peso d’oro; la tassazione eccessivamente penalizzante ha frenato il 62% dei lavoratori del campione: per costoro è troppo pesante il regime fiscale a cui quella quota di reddito-surplus viene sottoposta e il gioco non vale la candela; il 12% ritiene che togliere il Tfr dal fondo pensione crei un danno per l’assegno del ritiro; il 25% lascia aperto uno spiraglio, vagheggia l’idea ma dichiara di non aver ancora valutato adeguatamente. (g.m.)
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