Lutto
Quattrozampe in reparto per coccolare i malati
Anche al Misericordia, in Leniterapia, arrivano i binomi per la Pet Therapy «Umanizzare la cura è indispensabile, gli effetti benefici si vedono subito»
GROSSETO. Si chiama Dog4Life ed è una onlus che si occupa di pet e dog teraphy. Di recente ha debuttato nel reparto di Leniterapia del Misericordia di Grosseto, con un progetto denominato “Gli Angeli a 4 Zampe”. Un percorso avviato oltre un anno fa, dettagliato attraverso incontri, dimostrazioni, protocolli. Ora la direzione dell’Asl 9 e il primario Bruno Mazzocchi hanno dato il via libera alla sperimentazione.
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«Fare Pet Therapy – spiega Luca Migliavacca, direttore tecnico di Dog4Life – vuol dire aiutare. Ne abbiamo ogni giorno prove concrete. Le potenzialità di un cane in reparto sono moltissime e i benefici evidenti»,
Ma cosa occorre per diventare volontari della Dog4life? «Per fare pet therapy bisogna avere una grande passione e stima degli animali, stabilire con loro un rapporto di reciproca fiducia, rispetto e avere una forte motivazione verso le persone meno fortunate. Per diventare operatori di Pet bisogna frequentare un percorso formativo fatto di tecnica cinofila e di preparazione sulle diverse disabilità. Senza mai dimenticare che il lavoro svolto dall’operatore di pet non si sostituisce mai a quello di un educatore, di un medico o di uno psicologo; diventa però un valido aiuto e supporto al loro lavoro, riuscendo a far accettare situazioni altrimenti difficili».
Lucia e Paola per esempio, da anni si dedicano all’addestramento di cani da famiglia e alla preparazione di cani nelle varie attività cinofilo-sportive. Contemporaneamente svolgono attività di Pet Therapy in diversi centri e ambiti. Dall’educazione cinofila nelle scuole, alla riabilitazione di persone disabili e meno fortunate. Da anziani che hanno bisogno di passare qualche ora sentendosi amati e non giudicati alla Pet Therapy negli ospedali.
L’intento del progetto, approvato dall’azienda sanitaria grossetana e già testato in altre realtà ospedaliere, è quello di rendere la degenza dei pazienti meno traumatica, aiutando i medici nel loro operato, spesso difficoltoso proprio per il ruolo che rivestono.
Attraverso un canale del tutto preferenziale, il cane riesce infatti a entrare in contatto immediato con i pazienti, riuscendo a sbloccare condizioni di disagio e forte malessere.
«Il cane – prosegue Luca Migliavacca – diventa il mezzo per aiutare i pazienti nel sentirsi meno soli, a combattere la depressione, a ridurre lo stress e l’ansia, a distrarre dal dolore e dalla condizione di malattia, offrendo svago e divertimento, dispensando sorrisi e scodinzolii».
Trovare medici e strutture che credono nell’umanizzazione della cura è una grande fortuna. A volte si dimentica che una persona malata è innanzitutto una persona e come tale ha bisogno di essere trattata. I cani in questo contesto permettono di vivere l’ospedalizzazione in una maniera più leggera che fa bene al paziente e alla sua famiglia. Creare un ambiente che aiuti a ritrovare il sorriso e apporti un beneficio psicologico, è dimostrato scientificamente, aiuta ad affrontare meglio altre terapie.
«Il reparto di Leniterapia di Grosseto, i suoi medici e gli ammalati che vi si recano per le terapie, ci hanno accolto con entusiasmo – concludono Paola Cecere e Lucia Franci – fin dal primo momento il personale medico, i volontari dell’associazione “La Farfalla - Cure palliative” e i familiari hanno avuto un riscontro immediato e positivo degli effetti benèfici che questa attività apporta agli ammalati. Facciamo due ore a settimana, con due binomi operatore-cane».
Per informazioni Paola Cecere (335 5408729, p.cecere@x-plorer.it) e Lucia Franci (347 1065236, luciafranci@virgilio.it).
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