Il Tirreno

Grosseto

I Rosolacci, coro popolare a tinte classiche

I Rosolacci, coro popolare a tinte classiche

Un gruppo di amici appassionati, il nome dai papaveri nei campi, i concerti sempre a fin di bene

3 MINUTI DI LETTURA





Il coro polifonico dei Rosolacci ha un’origine relativamente recente. Si è formato infatti nel 1993, da un gruppo di amiche e amici, colleghe e colleghi di lavoro, prevalentemente insegnanti, che amano la musica e il canto e che usavano riunirsi per stare insieme e condividere una giornata di festa. In queste occasioni di convivialità succedeva che iniziassero spontaneamente a cantare. Da qui venne la proposta di impegnarsi in maniera più seria, di formare un gruppo, fare le prove, e anche esibirsi in pubblico.

Già qualche anno prima, alcune delle componenti del coro avevano iniziato, con le loro classi di scuola elementare, una ricerca sui testi delle canzoni popolari originarie della provincia, facendo tesoro della memoria dei nonni e dei genitori dei loro alunni e di quanti, sul territorio, avevano custodito il ricordo di temi e melodie tradizionali.

La passione per tale ricerca non solo portò a interessanti risultati didattici, ma coinvolse man mano anche altri amici. Del gruppo faceva parte il maestro Francesco Melani, che lavorò per affinare le voci e proporre quelle variazioni legate all'effetto polifonico che hanno fatto della coralità, la caratteristica principale della formazione.

Col tempo il gruppo è stato invitato a sagre e feste paesane, si è esibito in concerti e, incoraggiato, ha deciso di continuare, darsi un nome e costituirsi come Associazione. Il denaro ricevuto in offerte o cachet, viene devoluto per opere benefiche.

Come mai questo nome “rosolacci”?

«Rosolaccio – risponde Francesco Melani, che è l’organizzatore del coro e il maestro – è il tipico nome dei papaveri che si vedono nei campi di grano agli inizi dell’estate, fiori semplici e dal colore intenso. Come semplici e intensi sono i canti che non vogliamo che siano dimenticati, perché fanno parte della nostra storia».

Qual è il percorso compiuto da coro, per giungere a esibirsi in pubblico?

«Il coro inizialmente cantava in modo estemporaneo, però è difficile improvvisare quando si è numerosi: lo puoi fare se si è in sei, sette persone, tutte con un buon orecchio. Quindi, se si è di più bisogna organizzare. E l’organizzazione segue le regole musicali dell’armonia classica. Ogni orchestrazione, anche se fatta oggi, è la conseguenza della storia che la musica ha attraversato, dal gregoriano, ai grandi autori del Sei-Settecento, alla musica operistica, eccetera. Quindi ogni organizzazione musicale viene fatta secondo gli schemi della musica classica».

Ma qual è il rapporto fra la musica classica e quella popolare?

«Il problema che mi sono posto è proprio questo: può una operazione del genere snaturare questi brani? Brani che sono nati in un certo contesto: se io li elaboro secondo una struttura di radice classica, non rischio di modificare le caratteristiche del brano? Ho cercato di stare attento il più possibile per salvaguardare lo spirito e la caratteristica musicale di quei pezzi. L’ascoltatore si accorge che il brano viene ripreso da voci che si intrecciano o fanno armonia, in maniera studiata. Perché nell’osteria, tutto era spontaneo. Ma anche in quel caso c’era una corrispondenza fra il cantato estemporaneo e le regole dell’armonia che sono alla base della musica occidentale, tutta la musica, senza distinzione».

Esiste dunque una “universalità” anche della tradizione?

«Ogni popolo ha una tradizione musicale che lo contraddistingue, per grandi linee. Se ascoltiamo, ad esempio, la musica dei popoli dell’Africa settentrionale, ci accorgiamo che sono basati su una scala diversa da quella che usiamo noi. Quindi l’ascolto e la conoscenza della musica di popoli diversi sono importanti per capire sia quali tematiche sono più care a quel popolo, o formazione sociale, e questo emerge soprattutto dai testi delle canzoni, sia a quali tradizioni musicali in quel determinato contesto si faccia riferimento». (p.n.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze