Toscana
I Minatori di Santa Fiora Dall’Amiata a Sanremo
Nati quarant’anni fa per cantare nelle osterie, alle sagre e alle feste di partito nel Terzo Millennio hanno incrociato Simone Cristicchi. E hanno spiccato il volo
di PAOLO NARDINI
II coro dei Minatori di Santa Fiora è nato alla fine degli anni Settanta grazie a un’intuizione di padre Ernesto Balducci, che invitò i suoi compagni minatori in una trasmissione radiofonica (Radio Uno, 1977) presentandoli con queste parole: «Sono amici d’infanzia... questi miei amici minatori conservano un’autenticità umana, una fierezza che li tiene distanti dalle ambizioni e dai conformismi della società di oggi».
Il gruppo da allora ha continuato a mantenere viva la tradizione dei canti di miniera del Monte Annata, tornando a cantare, soprattutto il sabato e la domenica sera nelle osterie del paese. Più tardi il Coro ha iniziato a esibirsi in numerose rassegne, feste di paese e di partito, in ambito provinciale e regionale.
Nei primi anni Duemila, grazie all’associazione culturale per Santa Fiora Consultacultura, il Coro ha conosciuto un nuovo periodo di successi. Come racconta Ennio Sensi, storico fondatore del Coro.
Di quanti elementi si compone il Coro?
«Dopo alterne vicende e cambi generazionali - dice Ennio Sensi – attualmente il Coro è composta di quattordici elementi, tra voci, chitarre, fisarmonica e percussioni. È una vera squadra di amici dall’età variabile fra i venti e gli ottanta anni, di tutte le categorie sociali del paese, animati da un forte legame con il proprio territorio e dall’impegno per la ricerca, la riscoperta e la riproposta del repertorio di canzoni popolari locali».
Quali sono le modalità di esecuzione che il Coro predilige?
«Il gruppo utilizza un modo di cantare che è lontano dagli schemi commerciali prestabiliti, ed è mosso anche dalla voglia di ritrovarsi, di stare insieme, di divertire e divertirsi, magari facendo “un po’ di merenda” nella serata della prova settimanale. Soprattutto manifesta la voglia di sentirsi vivi e partecipi della propria collettività, di mantenere viva la memoria di quella “civiltà del villaggio” che ormai fa parte della storia, di quella “epopea mineraria” i cui valori e stili di vita, in particolare per le giovani generazioni, potrebbero tornare utili per risollevarsi dalla crisi generale della società e per tornare a pensare a un futuro migliore e più rispondente alle speranze dell’uomo».
Negli ultimi anni vi siete incontrati con Simone Cristicchi: che cosa è cambiato con questo incontro?
«L’incontro con Simone ha cambiato la vita del Coro. Lui è un artista vulcanico, ha sostenuto il gruppo in maniera convinta. Ha portato avanti un progetto che è allo stesso tempo musicale e teatrale, “Canti di miniera, d’amore, di vino e anarchia”, che è uno spettacolo di grande suggestione, che dà uno scossone all’anima e ai pensieri, attraverso recitatitivi intensi e drammatici, intervallati da canzoni brillanti e sagaci, tipiche del repertorio popolare, ricche di commozione e di divertimento. Lo spettacolo è stato rappresentato in più di sessanta piazze e nei palcoscenici più prestigiosi d’Italia, come le quattro sale dell'Auditorium Parco della Musica di Roma o quello del concertone del Primo Maggio a Roma. L’incontro fra Cristicchi e il Coro ha provocato anche una grande eco mediatica su quotidiani e riviste specializzate della stampa locale e nazionale, con frasi del tipo “...il caustico Coro dei Minatori, fazzoletto rosso al collo, strappati da Simone Cristicchi alle oscurità profonde delle ferite del Monte Amiata”, e anche “irresistibile Cristicchi con i suoi minatori di Santa Fiora, stornellatori febbrili e contagiosi...”».
Ma come è avvenuto l’incontro? È stato un evento casuale, oppure…
«Il vero e proprio “scopritore” del coro è Antonio Pascuzzo, un giovane avvocato e musicista: è lui che ci ha messi in relazione con Cristicchi».
Quella del Coro è un'attività molto intensa: in pratica siete passati in pochi anni dalla cantina ai palchi più prestigiosi. Avete anche una produzione discografica?
«Il Coro ha debuttato dal punto di vista discografico con il cd “Dilli che venghino”, quindici brani appartenenti quasi tutti alla tradizione canora locale e toscana, sapientemente “riscritti”, dando loro un respiro più attuale e ispirato. Tutte le canzoni dell'album si avvalgono della collaborazione di artisti che cantano e suonano con noi».
Insomma, il Coro dei Minatori di Santa Fiora costituisce, per dirla con la citazione di un’autorevole rivista musicale, uno «splendido esempio di folk contemporaneo, ricavato da musiche tradizionali, ma con spirito di moderni cantastorie. Il loro disco, “Dilli che venghino”, fa immaginare un paese dove le voci popolari sono la vera ricchezza».
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