Sicurezza
Gli islamici di Ribolla «La strage di Parigi è un grande dolore»
La comunità e i rappresentanti condannano gli attentati E intanto Limatola progetta un evento-testimonianza
RIBOLLA. In Maremma, quella di Ribolla, è una delle comunità islamiche più attive e numerose.
Da tempo strutturata e integrata nel tessuto sociale del paese, l'associazione culturale islamica, dopo i fatti di Parigi, si è riunita nella sede di via della Collacchia e ieri ha diffuso un comunicato in cui condanna con forza l’attentato compiuto a Parigi il 14 novembre 2015.
È stato un intervento apprezzato dalle istituzioni locali, a partire dal sindaco Francesco Limatola e dal capogruppo Pd Antonio Senserini, che è il primo a tenere i rapporti con le famiglie marocchine che vivono nel territorio.
A parlare sono Abdellmajid Brihmani, Mohamed Chelgoum, Abdellatif Khadra e Arabi Loqman, cioè presidente, vicepresidente, segretario e tesoriere dell’associazione islamica, che qui comprende una settantina di affiliati. «Apprendere queste notizie – dicono – addolora tutta la nostra comunità, che esprime le proprie condoglianze ai familiari delle vittime della strage di Parigi. Ci sentiamo vicino ai parigini e a tutto il popolo francese per questo brutale attacco».
I vertici dell’associazione islamica di Ribolla parlano anche dell’uccisione di Valeria Solesin definendola «la nostra concittadina italiana».
Poi arrivano le parole più significative: «La nostra comunità non vuole vivere nel terrore e neppure con il timore di venire emarginati dalla popolazione locale, per paura del terrorismo. Questo attacco terroristico per noi non ha nessuna religione. Siamo aperti al dialogo con tutti ed è nostro compito far capire ai confratelli islamici che l'estremismo e il terrorismo non fanno parte dell’lslam. Quando vediamo operazioni terroristiche come queste – continuano – è un fallimento non solo per la comunità islamica ma per tutta la società. Ogni silenzio è intollerabile e inaccettabile, va respinto. Siamo tutti chiamati a fare un esame di coscienza, a rispondere a voce alta a questa minaccia. Perché le minacce si alimentano del silenzio».
L’associazione, come prevede lo statuto di essa, è al fianco di coloro che stanno in prima linea in favore del dialogo tra le religioni e le culture e per la promozione dei principi di pluralismo e rispetto della libertà. «Perché questo è il dovere inderogabile di ognuno di noi, di ogni credente» aggiunge Abdellmajid Brihmani.
E in effetti i marocchini di Ribolla sono ormai da anni parte integrante del tessuto sociale locale.
I bambini sono nati qui, giocano a calcio nella squadra locale e parlano maremmano.
Ogni anno in occasione della chiusura del Ramadan affittano la sala Arci, partecipano a iniziative pubbliche e feste private. «Sono uomini che lavorano, integrati e pacifici – spiega Antonio Senserini – con i quali ci sono relazioni continue. Non sono giornate facili e uscire così allo scoperto dimostra che è necessario uno sforzo, nostro, per distinguere».
«Ribolla – aggiunge – è sempre stato un paese accogliente, forse proprio in virtù della mancanza di radici, di storia. Qui da sempre si mescolano etnie, razze. Non credo sia un caso il fatto che abbiamo espresso un sindaco che è emigrato a Ribolla poco più di venti anni fa».
E proprio Francesco Limatola, il primo cittadino del Comune di Roccastrada, commenta questa presa di posizione: «Le parole della comunità islamica, che si è sempre mostrata collaborativa e incline all’integrazione, fanno piacere. Coincidono con il mio pensiero. Stiamo pensando anche a organizzare – questa è l’idea che descrive il primo cittadino – un’iniziativa pubblica, una testimonianza semplice, spontanea, per manifestare solidarietà ai Paesi sotto attacco, magari insieme all’associazione islamica».
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