Perquisita l’abitazione
Omicidio Muccio, la scientifica a caccia di tracce biologiche
GROSSETO. Undici ore al lavoro. È durato a lungo il sopralluogo della polizia scientifica arrivata da Firenze che con il luminol sono andati a caccia di tracce biologiche nell’appartamento di Donata Muccio, la donna di 85 anni morta a fine ottobre il cui figlio, Giuseppe Di Gioia, 47 anni, è tutt’ora rinchiuso nel carcere di Grosseto con l’accusa di omicidio.
Al sopralluogo, insieme agli uomini della scientifica e agli agenti della squadra mobile, coordinati dal sostituto procuratore Laura D’Amelio, ha partecipato anche l’avvocato Sabrina Pollini che ha seguito passo dopo passo il lavoro degli investigatori.
Nell’appartamento di via Sauro 100 sono stati sequestrati un telefono cellulare intestato all’anziana e un computer.
La scientifica, che ha passato al setaccio l’abitazione, non avrebbe trovato alcuna traccia biologica nella cucina dove la donna è stata trovata morta. Uccisa dal figlio dopo una lite, secondo la Procura. Morta per un malore dopo la stessa lite, la tesi della difesa che ha deciso di ricorrere in Cassazione dopo che il tribunale del Riesame di Firenze ha ordinato la permanenza in carcere di Di Gioia per altri sessanta giorni.
Il quarantasettenne, quel sabato di fine ottobre, era a pranzo dalla mamma. Probabilmente avevano litigato per motivi economici. La donna è stata trovata dopo nemmeno un’ora dalla figlia Maria che è arrivata all’appartamento dopo che sua madre non le aveva risposto al telefono. Ma prima di andare in via Sauro e aprire la porta aveva chiesto al fratello di accompagnarla. Erano insieme quando hanno visto Donata stesa sul pavimento della cucina, ormai morta. La casa era stata messa sottosopra, nel tentativo di simulare un furto. Tentativo che Di Gioia, secondo gli avvocati Alessia Ceraolo e Sabrina Pollini, avrebbe messo in atto preso dal panico per la morte di sua madre.
L’uomo fu portato subito in questura e alle due di notte per lui si aprirono le porte del carcare di via Saffi.
Ora verranno analizzati anche il pc e il telefonino sequestrato.
Francesca Gori
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