Il Tirreno

Grosseto

«Così farò risplendere le Fonti»

di Alfredo Faetti

Il restauratore Gavazzi, che riportò alla luce l’Albero della fecondità, racconta il suo nuovo progetto

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MASSA MARITTIMA. «È un miracolo che l’affresco si sia mantenuto così» dice Giuseppe Gavazzi, uno che di opere d’arte se ne intende. In particolar modo, il restauratore pistoiese s’intende dell’Albero della Fecondità, uno dei simboli di Massa Marittima, dato che proprio lui, nell’ormai lontano 1999, lo ha riportato alla luce, quasi per caso.

Proprio per questa sua esperienza l’amministrazione, di pari passo con la Soprintendenza delle Belle Arti, ha deciso di affidargli anche gli imminenti lavori di restauro delle Fonti dell’Abbondanza, quelle piccole arcate medievali sotto cui si nasconde l’affresco. «Questa pittura è delicatissima perché sopra ha la collina che sale e dietro ha una cascata che scorre» spiega Gavazzi.

Lui, insieme al figlio, ha già lavorato sull’Albero, tra successi e qualche polemica, seguita alla castrazione di uno dei frutti fallici. Polemiche su cui la Soprintendenza ha messo una pietra sopra a suo tempo, a cui oggi fa spazio il nuovo progetto che mira a riportare alla luce alcune immagini dipinte nell’arcata che lo affianca. Si tratta di un ampio intervento di recupero, che prevede in questa prima fase la rimozione del cantiere provvisorio e l’apposizione di reti protettive antivolatile a bassa visibilità, che consentiranno così di ammirare con maggiore facilità gli affreschi. In programma anche l’installazione di un impianto di videosorveglianza e di un allarme di sicurezza, la messa in sicurezza dell’arcata centrale delle fonti con le sue pitture e alcuni interventi di valorizzazione dell’Albero e di tutto l’ambiente. Il primo passo riguarda proprio quell’acqua a cui fa riferimento Gavazzi, la stessa che prima sgorgava nelle vasche delle fonti e che per molti anni è stata mantenuta sotto le arcate dell’edificio storico, per essere poi incanalata necessariamente in altre tubature. Ciò al fine di evitare il rischio di un attacco eccessivo dell’umidità all’affresco. «È proprio l’acqua - spiega il restauratore - l’elemento determinante nella storia di questa pittura, perché non si può fermare e inevitabilmente prima di confluire nelle tubature sgorga nella parete vicina al retro dell’Albero e fa passare un po’ di umidità. Questa ha provocato la formazione di concrezioni calcaree, che hanno finito per accumularsi sui colori, fino a coprirli del tutto». E se in alcuni momenti questo calcare si è rivelato utile per proteggere la pittura, ora l’obiettivo è evitare che lo stesso danneggi l’affresco. «Nel corso dell’ultimo restauro abbastanza recente, una volta tolto l’impacco desalinizzante, abbiamo utilizzato l’idrossido di Bario, come protettivo su tutto l’affresco. L’operazione sta funzionando, tant’è che l’Albero è perfettamente visibile».

Adesso i lavori sono focalizzati sull’arcata centrale del monumento: un impacco desalinizzante è stato apposto sulle pareti in cui si intravedono nella parte mediana un leone e forse un orso; più in alto sono dipinte decorazioni floreali e geometriche; e ancora sopra una figura femminile che tiene al guinzaglio due fiere. Una volta rimossa la copertura, inizierà il restauro pittorico vero e proprio.

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