Il Tirreno

Grosseto

Terrorismo: chiesto il processo per la lady Jihad

Maria Giulia Sergio
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Maria Giulia Sergio

L’ultima abitazione della ragazza è stata a Scansano, in Maremma. Poi la partenza verso la Siria e la guerra per l’Is

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SCANSANO. «Cosa gradita per i fedeli!!! Dioè grande! Due dei mujaheddin hanno assassinato i fumettisti, quelli che hanno offeso il Profeta dell'Islam, in Francia. Preghiamo Dio di salvarli dalle loro mani». È uno dei messaggi intercettati nel corso delle indagini della Procura di Milano scritto da Maria Giulia Sergio, la ragazza italiana, latitante, che si è convertita all'Islam con il nome di Fatima Az Zahra ed è partita per combattere in Siria per l'Is. Maria Giulia Sergio, con il marito, anche lui in Siria a combattere, aveva vissuto qualche mese a Scansano.

Il riferimento del messaggio inviato dalla ventisettenne è alla strage di Charlie Hebdo avvenuta il 7 gennaio scorso. «Habibty Allahu Akbar sono morti i vignettisti che si burlavano del Messaggero pace e benedizione su di lui!!! Bisogna fare sujud di ringraziamento», scrive in un altro sms la Sergio.

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Ora, la Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio della presunta jihadista italiana Maria Giulia Sergio alias Fatima, della sorella Marianna, di suo padre Sergio Sergio e di altre nove persone coinvolte in un'inchiesta del pool anti-terrorismo coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e dal pm Paola Pirotta. La posizione della madre di Maria Giulia, Assunta Buonfiglio, era stata stralciata dal procedimento perché la donna era morta in ospedale il giorno dopo aver ricevuto un'istanza di scarcerazione. La richiesta di processo riguarda in tutto 11 persone, accusate a vario titolo, di associazione a delinquere con finalità di terrorismo e di organizzazione del viaggio per finalità di terrorismo.

Nove di queste sono presunti estremisti mentre cinque di loro sono ancora latitanti. Nei loro confronti lo scorso primo luglio era stata emessa un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Tra gli indagati il marito di Maria Giulia, l'albanese Aldo Kobuzi e la sorella 19enne dell'uomo, Serjola. I tre si troverebbero in Siria, dove si erano trasferiti dopo aver abbracciato la causa dell'Islam radicale. Polizia e carabinieri erano entrati in azione cinque mesi fa, con gli arresti e le perquisizioni: non tutti erano stati rintracciati, cinque sono stati dichiarati latitanti dal gip. Tra loro anche Maria Giulia “Fatima” e il marito: si erano sposati a Treviglio il 17 settembre 2014, e poi lei si sarebbe addestrata all’uso delle armi corte e si sarebbe dichiarata disponibile a ogni azione richiesta dall’Isis, martirio compreso.

VIDEO Storia di Fatima, la jihadista italiana (1 luglio 2015)

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