Il Tirreno

Grosseto

Peep Pizzetti, sì al maxiconguaglio ma è bagarre

di Francesca Ferri

Transazione approvata tra colpi di scena, giunta in bilico e due consiglieri di maggioranza autosospesi

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GROSSETO. Il consiglio comunale di Grosseto approva la delibera che legittima il debito fuori bilancio di 6,9 milioni di euro e sblocca i soldi per anticipare alle sorelle Cavalli il conguaglio per l’esproprio dei loro terreni nell’area del Peep Pizzetti. Il voto favorevole dà il via alla transazione che permette di risparmiare 700.000 euro circa rispetto al dovuto. Una volta chiusi i conti, il Comune dovrà poi bussare alla porta delle cooperative costruttrici per farsi rendere la loro parte e queste, a loro volta, si riavranno sui circa 400 proprietari delle case che, loro malgrado, dovranno prepararsi a pagare anche diverse migliaia di euro.

Una partita ancora aperta. La partita, però, resta ancora aperta. Al momento di votare per rendere l’atto immediatamente eseguibile, infatti, non è stata raggiunta la maggioranza assoluta e quindi l’entrata in vigore del provvedimento slitta di diversi giorni (dieci dalla pubblicazione all’Albo pretorio). In questo lasso di tempo la delibera può essere impugnata dai proprietari che ieri speravano che l’amministrazione riconoscesse i propri errori e si facesse carico del pagamento, e invece sono tornati a casa con un fardello da quasi 7 milioni sulle spalle.

La corsa a ostacoli. Per l’amministrazione Bonifazi questo è stato però solo l’ultimo intoppo di una mattinata partita malissimo, proseguita a suon di colpi di scena e finita con un grosso punto interrogativo che spalancanuovi scenari (vedi box accanto).

Piandelaghi incompatibile. Il preambolo si consuma quando, a banchi nemmeno tutti occupati, la capogruppo di maggioranza Daniela Piandelaghi, Pd – autrice dell’emendamento che ha cancellato dalla delibera l’esplicito riferimento alle coop quali soggetti su cui il Comune deve rivalersi per recuperare i soldi – si tira fuori dalla discussione e dalla votazione. Piandelaghi fa presente, infatti, di avere un parente diretto proprietario di un appartamento al Peep Pizzetti e non se la sente di votare. «L’avevo già detto agli uffici preposti nel corso della stesura dell’emendamento – spiega fuori dall’aula – Per me non ci sarebbe alcuna incompatibilità, ma visto che la situazione è delicata meglio uscire». Quanto al suo emendamento («Ho solo cercato di fare un atto più snello; non spetta al consiglio dare mandato ai dirigenti di fare i recuperi», lo difende la capogruppo), a lungo l’opposizione cerca di dimostrare che, essendo Piandelaghi incompatibile, l’emendamento non può essere “ereditato” da alcuno e dunque la seduta deve chiudersi lì. Ma la discussione va avanti.

Biliotti si autocensura. Sennonché è arrivata la seconda autocensura, stavolta per Saimo Biliotti, segretario del Pd e presidente della seconda commissione comunale, quella che deve vigilare sulle questioni del Peep. Dopo anni in cui ha sempre partecipato ai consigli e alle commissioni, infatti, Biliotti si tira fuori dalla votazione «per non incorrere in conflitto di interessi – dice – dato chela mia ditta edile è socia del Cograe», cioè di una delle coop che hanno costruito al Peep, forse la più grande. «In passato si è trattato solo di prese d’atto. Stavolta invece si votava per una transazione» chiarisce più tardi al Tirreno. Seguirà i lavori sulla soglia. Ma non è ancora tutto.

Numero legale a rischio. Usciti Biliotti e Piandelaghi, le fila della maggioranza si assottigliano. E quando a un certo punto anche il consigliere Mascagni si allontana temporaneamente, la maggioranza non è in grado di garantire il numero legale alla seduta, che si regge sulla presenta dell’opposizione. «È evidente che il tema Peep non vi sta a cuore», dirà più tardi Riccardo Megale della Lista Lolini.

La giunta rischia di saltare. Il quarto colpo di scena porta la firma del consigliere di Fratelli d’Italia Pier Francesco Angelini. Che denuncia che la giunta per quattro anni e mezzo non ha mai presentato l’esito dell’attuazione delle mozioni approvate in consiglio. Per Angelini questa omissione può costare la tenuta del governo cittadino. Dopo alcuni istanti di evidente imbarazzo e convulse consultazioni sulle procedure tra il presidente del consiglio comunale Paolo Lecci e il segretario generale del Comune Mario Venanzi, i consiglieri sono chiamati a votare la fiducia: per soli cinque voti la giunta si salva.

La discussione ha inizio. A un paio d’ore dall’inizio della seduta finalmente la discussione entra nel merito, con i nervi a fior di pelle e l’aula visibilmente – e olfattivamente, a giudicare dall’odore di sigaretta che arriva sin dall’antibagno – nervosa. Sotto lo sguardo accigliato dei cittadini coinvolti prendono la parola le opposizioni, che trovano la strada tutta in discesa, rinfacciando innanzitutto al Comune di essere stato a conoscenza, nel 2008, che il valore del terreno da espropriare era molto superiore a quanto versato.

La parola all’opposizione. «Il 19 settembre 2008 la commissione provinciale espropri stima 14 milioni quale corrispettivo per le proprietarie e il 13 ottobre 2008 il Comune fa una presa d’atto di quei 14 milioni – spiega Giacomo Cerboni, capogruppo di Ncd – Ma il 20 ottobre autorizza lo svincolo di 8 milioni. Perché solo 8? Per di più nel 2012 fa alle proprietarie un accertamento Ici su una valore di 14 milioni. Quindi sapeva. L’amministrazione avrebbe dovuto fermare l’operazione Peep e informare le coop che il valore era 14 milioni. O forse aveva paura che l’operazione saltasse?». «Questa transazione è un po’ tardiva – dice Fabrizio Rossi, capogruppo di FdI - An – forse frutto di chissà quali alchimie. Di sicuro è tra due parti, Comune e proprietarie, e non considera i cittadini. Saranno in 400 a pagare gli errori dell’amministrazione». «Sel non si prenderà la responsabilità dei vostri errori» dice secca la capogruppo Cristina Citerni.

La proposta del M5s. Tra tanti colpi di scena, c’è quello del capogruppo del M5s Giacomo Gori. Gori e i suoi hanno fatto le ore piccole, la sera precedente, per spulciare la legislazione in materia e hanno fatto una scoperta che, se confermata, si abbatterebbe come un ciclone sull’intera vicenda. «Il Dm del 5 agosto 1994, recepito in Toscana con la delibera 328/96, contiene una griglia di calcolo per determinare il prezzo di cessione di questo tipo di immobili – dice Gori – Questi parametri non sono stati contemplati nel caso del Peep Pizzetti perché il regolamento comunale del 2007 non prevedeva come allegato questa griglia. Il risultato è che hanno sbagliato gli importi. Secondo i nostri calcoli per il Peep Pizzetti il prezzo massimo di cessione doveva essere di 2.030,69 euro al metro quadro e invece si sono raggiunti i 2.132,82 euro al metro quadro, ben 102,13 euro in più». Possibile che nessuno se ne sia mai accorto? Lo sconcerto è palese sulle facce dei consiglieri e dei membri della giunta presenti. «È una cosa molto tecnica – prosegue Gori – ma secondo noi i proprietari potevano risparmiare 10-15.000 euro. Ciò significa una cosa sola per noi: che oggi non devono niente di più per i conguagli».

Le “arringhe difensive”. A difendere la delibera sono solo Francesco Giorgi, capogruppo di Riformisti per Grosseto-Psi («Se non la approviamo si pagherà di più perché si applicherà la sentenza della Corte di Appello»), del compagno di gruppo e presidente del consiglio Lecci («Votare è difficile, lo faccio per senso di responsabilità») e del sindaco Bonifazi («L’impegno dell’amministrazione resta di trovare altre forme per venire incontro ai cittadini»). Intorno alle 14 il voto, con le opposizioni che ritirano la scheda, Gori e Felicioni contrari, un astenuto e 15 favorevoli.

«Un bel regalo di Natale...». Dopo tante parole ascoltate, in fondo all’aula tra i cittadini coinvolti cala il silenzio. «Un bel regalo di Natale», si lascia sfuggire dai denti qualcuno mette si avvia verso l’uscita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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