Il Tirreno

Grosseto

Infila la mano nel costume di un bambino

Infila la mano nel costume di un bambino

Ambulante condannato a due anni e due mesi, l’episodio era successo sulla spiaggia di Marina

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MARINA DI GROSSETO. Condanna mitigata in parte dal riconoscimento della lieve entità del fatto per l'ambulante bengalese oggi poco meno che quarantenne accusato di aver messo le mani addosso a un ragazzino, attraverso il costume da bagno.

Due anni e due mesi (il pm Laura D'Amelio aveva sollecitato 3 anni e 2 mesi - il reato parte da una pena base di 6 anni) la condanna stabilita dal giudice dell'udienza preliminare Valeria Montesarchio, davanti alla quale si è proceduto con il rito abbreviato, cioè allo stato degli atti e con lo sconto di un terzo sulla pena. L'imputato non era presente: poco dopo l'episodio era stato espulso dall'Italia, il permesso di soggiorno era scaduto.

Il fatto di cui era imputato risaliva al 1° settembre del 2011. Quella mattina il bambino, undici anni, era con un amico in uno stabilimento balneare di Marina di Grosseto. Passando accanto a un gruppo di ambulanti extracomunitari era stato avvicinato da uno di questi che, secondo quanto raccontato dal ragazzino, gli aveva infilato una mano nel costumino da bagno. Nulla sarebbe avvenuto ai danni dell'amichetto che era con lui. Il ragazzino non aveva raccontato subito tutto alla mamma: erano passate alcune ore.

La madre aveva cercato di rintracciare il bengalese, secondo la descrizione che le aveva fornito il figlio, ma non l'aveva trovato. Poco dopo aveva sporto denuncia.

La Procura aveva affidato una consulenza al dottor Ceccarelli, il quale era poi stato ascoltato anche nel corso dell'incidente probatorio che si era svolto nei mesi successivi: in precedenza, nello stesso ambito, era stato sentito anche lo stesso ragazzino. Erano state evidenziate alcune contraddizioni: ad esempio, che il fatto non era stato raccontato subito alla madre ma solamente a sera, dopo che il ragazzino aveva giocato a carte, dopo che aveva fatto il bagno, come se nulla di strano fosse avvenuto. Ma il racconto era stato comunque ritenuto genuino e nella valutazione era stato considerato anche il vissuto familiare purtroppo non del tutto sereno. Non vi sarebbero stati traumi permanenti. La Procura aveva chiesto così il giudizio. L'imputato era difeso dall'avvocato Luca Aldi. (p.s.)

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