La manifestazione
Avvelenata e soffocata: indagata la figlia
Massa Marittima: Giuseppina Pierini - la donna il cui cadavere è stato trovato in un podere - avrebbe voluto togliere la delega per il pagamento della pensione alla donna: inchiesta in corso
LA STORIA IN PILLOLE
- 12 novembre: in un casolare della Maremma viene scoperto il cadavere di una donna. Si pensa a Francesca Benetti, la donna del giallo di Potassa
- 13 novembre: si fa largo la pista che quel corpo sia di una donna scomparsa a Piacenza
- 15 novembre: spunta l'ipotesi che si tratti di omicidio
- 16 novembre: la figlia della donna è indagata con l'accusa di averla avvelenata e soffocata
****
MASSA MARITTIMA. La svolta sarebbe arrivata tra sabato e domenica, almeno nelle carte della Procura, dove un nome sarebbe stato scritto nel registro degli indagati. Il nome di una delle figlie di Giuseppina Pierini, accusata da chi ha fatto ritrovare quelle ossa nel casale di Massa Marittima giovedì scorso. Accusata di omicidio. Sono due i fascicoli aperti, una alla Procura di Grosseto e l’altro a quella di Piacenza, dove la sessantatreenne è scomparsa tre anni fa.
L'IPOTESI: L'OMICIDIO 3 ANNI FA
Sabato era stato deciso di aspettare almeno l’esame del Dna sui resti trovati nel podere prima di prendere qualunque decisione. Lunedì 16, però, un nome sarebbe spuntato, e sarebbe quello di una delle figlie di Giuseppina.
Il racconto fatto da chi ha portato i carabinieri a quel podere è ancora tutto da verificare. È un racconto nero, un racconto che ha come protagonista una donna che avrebbe ucciso suo madre. Che prima le avrebbe fatto bere un mix di psicofarmaci e che poi le avrebbe messo un sacchetto in testa, stringendolo intorno al suo collo con del nastro adesivo. Poi, una volta uccisa, Giuseppina sarebbe stata avvolta in una coperta e caricata su un’auto che ha percorso oltre trecentocinquanta chilometri tra Piacenza e Massa Marittima.
Un omicidio che sarebbe avvenuto tre anni fa e che sarebbe stato consumato nella casa di Pontenure dove la sessantatreenne viveva. In quei giorni, la donna aveva deciso di togliere la delega alla figlia che riscuoteva al posto suo la pensione. C’erano stati alcuni battibecchi per questo motivo.
La figlia, questa decisione, non l’avrebbe digerita e avrebbe quindi messo in atto quel piano terribile. Giuseppina sarebbe quindi stata uccisa e il suo volto, dopo morta, sarebbe stato trasfigurato prima con dell’acido e poi con dei colpi di badile. Una volta arrivata al podere dove la donna aveva vissuto per decenni con il marito Graziano, Giuseppina è stata sepolta sotto ai rovi.
IL RITROVAMENTO DEL CADAVERE
È un racconto agghiacciante quello fatto da un giovane ai carabinieri della compagnia di Follonica che ora stanno seguendo le indagini.
Alla Procura di Piacenza c’è ancora un vecchio fascicolo, aperto tre anni fa per la scomparsa della donna: la denuncia era stata presentata dalla figlia che aveva detto ai carabinieri che sua madre se n’era andata di casa portandosi via dei soldi. Le ricerche dei carabinieri erano arrivate anche nella nostra provincia. Giuseppina, infatti, si sarebbe potuta rifugiare per qualche tempo dai conoscenti o dai parenti che vivevano ancora nella zona.
Ma di lei non è più stata trovata alcuna traccia, finchè le sue ossa minute non sono spuntate durante lo scavo fatto dai carabinieri, che sono arrivati al podere con il decespugliatore e tutte le attrezzature necessarie. Quello che speravano, forse, era che quel ragazzo avesse raccontato loro soltanto un brutto film. E invece, dal terreno dove il marito di Giuseppina Pierini faceva pascolare le sue pecore, sono spuntate quelle ossa e brandelli di vestiti.
[[atex:gelocal:il-tirreno:grosseto:cronaca:1.12450257:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/grosseto/cronaca/2015/11/15/news/cadavere-nel-podere-ipotesi-omicidio-1.12450257]]
LE RISPOSTE DAL TEST DEL DNA
È un mistero ancora tutto da risolvere. La famiglia della donna, dal giorno della sua scomparsa, ha continuato a percepire la pensione della madre e, stando sempre al racconto fatto da chi si è rivolto ai carabinieri per raccontare questa vicenda, il movente sarebbe proprio quello.
Il test del Dna potrà dire la prima verità su questa vicenda. La figlia sarebbe stata ascoltata dai carabinieri, ma avrebbe negato ogni accusa. Quello che è certo è che comunque quelle ossa erano lì. Ora tocca ai carabinieri capire come ci siano arrivate e se davvero la donna sia stata uccisa da sua figlia.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
