Sicurezza
I ricordi sbiaditi di Giuseppina a Massa
Aveva vissuto nel borgo fino a una decina di anni fa, dopo aver venduto il gregge aveva aperto un negozio a Gavorrano
MASSA MARITTIMA. L’ultima volta che lo aveva visto, decine d’anni fa, quel rudere era un podere rigoglioso, con la stalla ben in ordine, il forno funzionante e le rimesse piene di attrezzi. C’era cresciuta in quel podere e poi ci ha fatto crescere i suoi figli, tra i prati che circondano il colle su cui s’erge Massa Marittima.
Oggi invece è un cumulo di macerie ricoperto dai rovi, un posto triste e abbandonato, così come è stata la sorte di Giuseppina Pierini, sparita tre anni fa nel piacentino e forse ritrovata cadavere qua, in Maremma, in quello stesso podere che conosceva tanto bene. Gli investigatori sono certi che i resti umani rinvenuti nella notte tra giovedì e venerdì siano suoi, ma servono i risultati del laboratorio per esserne certi.
«È lei davvero?», si chiede una commerciante del centro storico della città. «Incredibile» continua. Tirare fuori il nome di Giuseppina Pierini al cospetto di San Cerbone scuote i massetani, come se avessero a che fare con un ricordo lontano. Perché se da una parte in molti hanno conosciuto l’anziana e suo marito, «il pastore Guidoni», dall’altra sono passati molti anni da l’ultima volta che si è vista in giro. Qualcuno, addirittura, aveva sentito dire che era già morte. «Era circolata questa voce, qualche anno fa» spiega un altro commerciante.
Segno evidente che i collegamenti tra la famiglia di Giuseppina e Massa Marittima erano stati tagliati da diverso tempo: oltre dieci anni, da quando insomma si era trasferita a casa della figlia a Piacenza. Eppure le radici di questa famiglia e del dramma che sta vivendo in queste ore sono proprio qui, tra i colli che circondando il podere pieno di rovi.
Giuseppina è nata a Montieri nel 1949, ma si è trasferita già giovane a Massa, subito dopo essersi sposata. È andata a vivere in quel podere sulla strada Marsiliana, non distante da dove un tempo c’era il centro Carapax. Si vede infatti ancora qualche cicogna spiccare il volo dai prati che circondando il rudere dove sono state ritrovate le ossa. In quegli anni, era soprattutto il pastore Guidoni a darsi da fare con il suo gregge, almeno fino a quando la vita rurale ha iniziato a non rendere più come prima. Poco a poco, la famiglia ha iniziato a vendere le proprie pecore e a pensare a delle alternative: Giuseppina, ad esempio, ha aperto un negozio a Bagno di Gavorrano, in via XXV Aprile. «Mondo casa» si chiama l’attività a lei intestata, in cui vendeva oggetti e accessori per la casa. Ma anche qui, nella frazione mineraria, i ricordi dell’anziana sono sbiaditi, quasi del tutto spariti. «Sì, ricordo che c’era quel negozio – dice una signora nel centro di Bagno – Ma sa, nessuno conosceva quella signora: lei abitava a Massa». I più giovani, invece, non hanno proprio memoria di «Mondo Casa». Oggi, in quei fondi, ci sono attività del tutto diversi: uno studio legale, una parrucchiera e la sede del comitato civico Gente Comune. Attività avviate soltanto dopo la chiusura della bottega di casalinghi della Pierini. Le tracce delle sue radici, per quanto nebulose, le troviamo solo a Massa Marittima. Anche degli ultimi anni maremmani di Giuseppina, quando, rimasta vedova, si è trasferita in città, in un appartamento non lontano dall’ospedale Sant’Andrea, così da star vicina alla madre, mentre i figli (due femmine e un maschio) si erano sistemati per conto loro: il ragazzo a Grosseto, una figlia a Scarlino e un’altra nel piacentino, dove l’anziana l’ha seguita. Il podere di famiglia è stato messo in vendita, senza che nessuno lo comprasse. Così è rimasto abbandonato e pian piano è franato, fino ad essere ricoperto di rovi. Gli stessi che forse hanno celato i resti di Giuseppina per tre anni.
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