Il Tirreno

Grosseto

IL FENOMENO

Agricoltori sotto la lente per scovare i caporali

Giovanna Mezzana
Il lavoro agricolo (foto d'archivio)
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Il lavoro agricolo (foto d'archivio)

Contro il lavoro nero Attac propone di controllare le partite Iva “sospette” «E la Regione non dia soldi a chi ricorre agli intermediari per trovare braccianti»

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GROSSETO. Agricoltori con pochi scrupoli, non nascondete la testa sotto la sabbia. Si parla sempre dei caporali e degli sfruttati, ma dei coltivatori diretti che utilizzano manodopera al nero – non possono non sapere – non si parla mai. Sono gli imprenditori della terra che hanno bisogno di braccia: tutto parte da loro. «Dovrebbero essere considerati corresponsabili – dice Paola Baldelli, ex volontaria del centro di accoglienza di Cinigiano all’epoca dell’emergenza Nord Africa – e invece sono deresponsabilizzati». Non serve l’ecoscandaglio per capire se un coltivatore diretto lavora nel rispetto della legalità: «Se una ditta con tre persone riesce a portare avanti un lavoro per cui sarebbe necessaria una ventina di braccianti – continua – è chiaro che sono subentrati lavoratori al nero».

Suona l’allarme. Imprenditori agricoli; contoterzisti-intermediari-arruolatori di manodopera muniti di partita Iva; braccianti per lo più migranti. La catena del lavoro nero anche nelle campagne maremmane è questa. La Prefettura di Grosseto inserisce nuovamente nella top dei fenomeni da contrastare il caporalato: si legge in una nota che esce dal Palazzo del Governo dopo il summit per l’ordine e la sicurezza pubblica del 12 novembre 2015. I riflettori delle istituzioni sono accesi. Anche il mondo dell’associazionismo fa la sua parte. Attac, Possibile Grosseto e Agende Rosse il 10 novembre hanno richiesto un incontro al prefetto Anna Maria Manzone. Obiettivo, sottoporre proposte al rappresentante territoriale del Governo: concrete, perché osservatori e convegni non sono inutili, ma serve un più zelante pragmatismo. Vediamole.

Occhio alle partite Iva. Possiamo chiamarli caporali, ma alla fine non sono altro che intermediari: contoterzisti con partita Iva che dall’imprenditore agricolo (ma vale anche nell’edilizia, per esempio) acquisiscono la commessa liberandolo dall’incombenza della ricerca del personale. Come nel sistema degli appalti, più l’intermediario abbassa il costo, più crescono le sue possibilità di garantirsi la commessa; è affar suo come e quanto con l’offerta al ribasso riuscirà a pagare le braccia che recluta. Attac propone: «La Camera di Commercio non faccia iscrivere quelle ditte individuali che non sono in grado di dimostrare di possedere beni mobili e immobili tali da giustificare un’attività per la quale hanno chiesto la partita Iva».

Non prendi un quattrino. Prende soldi pubblici l’imprenditore etico, chi non lavora nella legalità non deve ottenere benefici dalle istituzioni: è la linea che propone Attac: «La Regione Toscana deve escludere dall’ottenimento di contributi pubblici tutte le imprese dell'agroalimentare e del commercio che non dimostrano di fare a meno dell’intermediazione per trovare manodopera»; out anche dal sistema delle «garanzie» di fronte al sistema bancario che il sistema di Fidi Toscana offre all’imprenditore perché ottenga credito. Il mondo dell’impresa deve essere aiutato – secondo le associazioni – a procedere sulla retta via. «Sulla falsariga della Regione Piemonte – è l’idea – si può approntare un libretto di istruzioni da consegnare a tutti gli operatori su come poter fare a meno delle intermediazioni».

Maremma “libera terra”. Attac e le altre associazioni propongono anche la creazione di un marchio locale che certifichi i prodotti agroalimentari. Come? In modo tale che nelle cassette del fruttivendolo come sui banchi del mercato o nel reparti dei supermercati siano riconoscibili come merce per produrre la quale non c’è stato sfruttamento. «Gli imprenditori agricoli e della trasformazione dei prodotti alimentari per aderire al marchio – dettaglia Attac – devono dimostrare che non utilizzano manodopera attraverso i contoterzisti. Devono dire se il raccolto viene fatto con le macchine e quanti ettari si battono con esse. Se viene usata manodopera, non ci devono essere contratti “a corpo” ma assunzioni dirette. I commercianti e la Grande Distribuzione Organizzata devono rifiutare i prodotti realizzati attraverso l'intermediazione della manodopera».

Corsi e controlli. Ed ecco un bouquet dedicato alle istituzioni. Attac chiede alla Prefettura di far sedere a un tavolo le associazioni di categoria e i cittadini: per confrontarsi. Propone che tutti i comuni della Maremma e la provincia organizzino corsi di formazione «gestiti direttamente e non attraverso associazioni» che siano una sorta di vademecum per vivere e lavorare nella legalità, con la consapevolezza che questo è uno stato di diritto. Chiede inoltre – e questa dovrebbe essere la regola – più controlli. Controlli effettivi. Alle forze dell'ordine, all’ufficio del lavoro, Inail, Inps. Controlli che si chiudano con relazioni. Mensili. Sul lavoro svolto.

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di Redazione web