Il Tirreno

Grosseto

Trasferite le famiglie rom dall’area della Mezzaluna

di Paola Villani

Presto anche la seconda roulotte lascerà lo spazio concesso due anni fa dal Comune Due donne erano state arrestate perché facevano prostituire le proprie figlie

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FOLLONICA. Il terreno comunale alla Mezzaluna presto sarà liberato: via anche la famiglia rom rimasta. Finisce così il progetto di integrazione rivolto a due nuclei familiari di origine romena che tanto ha fatto discutere la città del golfo nel 2013, quando scoppiò un vero e proprio caso per una decisione dell'allora giunta guidata da Eleonora Baldi.

Nell'aprile di quell'anno infatti il vicesindaco Andrea Benini, oggi primo cittadino di Follonica, che aveva tra le altre anche la delega al sociale, decise di dare alle due famiglie straniere in concessione uno spazio pubblico nella zona del Capannino, fornendogli gli allacci per le varie utenze. In cambio gli stessi dovevano rispettare degli accordi volti alla loro integrazione. Dal momento che la notizia iniziò a girare in città, scoppiò una vera e propria rivolta, che portò alla creazione di un gruppo, oggi movimento politico, Onda, e alla raccolta di quasi ottomila firme consegnate all'amministrazione comunale per contrastare il progetto promosso dall'allora governo locale. Moltissimi follonichesi pensavano che quella scelta non fosse ottimale sia per la sicurezza cittadina, che per la probabilità che da due le famiglie accolte diventassero poi molte di più. Con il passare dei mesi (almeno in parte) i firmatari della petizione hanno avuto ragione: se infatti le persone che vivevano in quell'area non sono aumentate, nei mesi scorsi le due capofamiglia rom coinvolte nel piano sono state fermate dai carabinieri con l'accusa di far prostituire le figlie minorenni e una loro amica maggiorenne, nei giorni scorsi condannate a sette anni di carcere ciascuna dal tribunale di Firenze. I sospetti su tali reati erano stati segnalati in più occasioni dai membri dell'Onda, che non hanno mancato di ribadire quanto da loro sostenuto nei vari incontri scaturiti da quella protesta. Subito dopo l'arresto delle due straniere il Comune ha fatto un passo indietro decidendo di chiudere il progetto di integrazione per una delle due famiglie, perché la situazione dell'altra capofamiglia pareva meno grave di quanto poi è stato sentenziato dal giudice. In quel caso l'amministrazione ha preferito attendere l'esito del procedimento: ora che la condanna ha stabilito che entrambi le madri hanno compiuto gravi reati anche la seconda famiglia presto dovrà lasciare la Mezzaluna. «Sono decaduti i presupposti che erano alla base del progetto – dice il sindaco - Nel frattempo i due nuclei familiari hanno maturato i requisiti per rientrare nella graduatoria dell’emergenza abitativa e saranno trattati come tutte le altre famiglie».

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