La manifestazione
Giuseppe Di Gioia rimane in carcere
Grosseto, il giallo di via Sauro: il tribunale del Riesame conferma l’ordinanza di custodia L’avvocato Pollini: «Facciamo ricorso in Cassazione»
GROSSETO. Resterà in carcere. Almeno per altri sessanta giorni. Così ha deciso il tribunale del riesame di Firenze. Giuseppe Di Gioia, il quarantasettenne accusato di aver ucciso sua madre, Donata Muccio, non potrà lasciare la cella del carcere di via Saffi. Secondo i giudici del tribunale fiorentino, Elisabetta Improta (presidente), Elisabetta Pioli e Monica Tarchi, la carcerazione, per altri due mesi, sarebbe necessaria per evitare il pericolo di inquinamento probatorio.
«Ove posto ai domiciliari anche con braccialetto elettronico - si legge nell’ordinanza - Di Gioia potrebbe influire sulle persone che la Procura vorrà sentire, per meglio capire il movente». Non è stato invece ritenuto plausibile dai giudici fiorentini, il pericolo di fuga, ma, secondo il collegio del tribunale del riesame, sussisterebbero i gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell’uomo.
[[atex:gelocal:il-tirreno:grosseto:cronaca:1.12329120:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/grosseto/cronaca/2015/10/25/news/e-omicidio-fermato-il-figlio-1.12329120]]
Un’ordinanza, questa, contro la quale si appelleranno gli avvocati dell’uomo, Sabrina Pollini e Alessia Ceraolo. «Faremo ricorso in Cassazione - dice Sabrina Pollini - perché l’ordinanza del Riesame non è stata motivata e perché non sono stati tenuti in considerazione alcuni punti che avevamo contestato all’ordinanza emessa dal gip».
Donata Muccio era stata trovata proprio dai suoi figlio, Giuseppe e Maria, morta sul pavimento della cucina. Secondo il giudice delle indagini preliminari Marco Bilisari, la donna sarebbe morta al culmine di una lite con il figlio. Probabilmente l’uomo aveva contratto alcuni debiti di gioco dei quali però, sui conto correnti di Di Gioia, non è stata trovata alcuna traccia al momento.
Di Gioia, dopo la morte della madre, avrebbe inscenato un furto per depistare le indagini della polizia.
Furto che, secondo i difensori dell’uomo, è stato solo «Un tentativo maldestro spiegabile con lo stato di sgomento in cui versava e comunque lungi dal dimostrare una preordinata volontà omicida». Il quarantasettenne sarebbe stato preso dal panico perché si riteneva responsabile del malore conseguente all’acceso diverbio avuto con la madre.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
