Il Tirreno

Grosseto

Dalle Olimpiadi alla piscina Finetti

Dalle Olimpiadi alla piscina Finetti

Rivoluzione nelle corsie in via Lago di Varano: Leonardo Binchi racconta il suo progetto

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GROSSETO. Sydney, Atene, Pechino. Tre Olimpiadi, tre volte nell’acqua di quelle vasche che profumano di medaglie e glorie. Con la palla in mano e la calottina in testa per bucare la rete. Leonardo Binchi oggi ha 40 anni e gestisce la piscina di via Lago di Varano. È arrivato da Firenze, l’olimpionico, e ha accettato la sfida della Sport management, società per azioni che gestisce una quarantacinquina di impianti in tutta Italia.

Una scelta, quella dell’atleta che da ragazzino, a scuola, veniva utilizzato come unità di misura in classe con i suoi due metri d’altezza, che ha rivoluzionato il modo di vivere la piscina. Con tante novità, prima fra tutte quella di organizzare, il mercoledì sera, la pallanuoto libera. «Posso partecipare tutti i master - dice Binchi - e già alla seconda serata c’erano diverse persone che hanno voluto provare. Tra loro anche tre ragazze».

La piscina di via Lago di Varano è una delle più frequentate in città. E ora, a gestire tutto l’impianto, può fregiarsi di un campione olimpico che ha preso armi e bagagli e si è trasferito a Grosseto, scoprendo la Maremma. «Sono nato a Campiglia Marittima - dice - perché i miei genitori erano in vacanza. Ma non ero mai venuto più a sud di San Vincenzo. La Maremma è una grande scoperta». Sono tante le attività che vengono organizzate ogni giorno nell’impianto che ora porta il nome di Giovan Battista Finetti. Dal nuoto al syncro. Con l’ingresso della pallamano. E a coordinare tutti i progetti della piscina c’è lo sport manager Oberdan Carletti, anche lui trapiantato a Grosseto dalla sua Cortona.

«Anche se l’impianto è stato costruito nel 1984 - dice Carletti - è abbastanza all’avanguardia. È stata fatta la coibentazione sotto la vasca e la piscina è anche dotata di un impianto fotovoltaico per il risparmio energetico».

Le istituzioni, a Grosseto, hanno accompagnato il percorso avviato dalla Sport Management. «Ora cerchiamo qualcuno che prenda in gestione il bar - dice Bichi - così la piscina sarà completa».

Tra le novità introdotte da Bichi c’è quella della corsia, sempre disponibile, ad ogni ora, lasciata per il nuoto libero. Chi nuota da solo comunque, ha lo stesso la supervisione degli istruttori e, volendo, può anche farsi fare una scheda di allenamento ritagliata su misura.

Ci sono poi i cosri di acquaticità per bambini. Alcune mamme hanno protestato perché le corsie sono state suddivise e ci sarebbero troppi piccoli tutti insieme. «Questa scelta - spiega lo sport manager della società - è stata dettata dall’esperienza che abbiamo fatto in altri impianti. I bambini non coprono mai l’intera vasca e spesso, soprattutto quelli più piccini, possono stare anche due o tre lezioni senza entrare in acqua. Ma solo il fatto di fermarsi sul bordo e mettere i piedi nella vasca è un successo».

Da Pechino a Grosseto, comunque, il salto è grosso. Qui Bichi ha a che fare anche con chi nuota senza pensare alle medaglie o ai sogni di gloria. «È bello comunque seguire chi fa questo sport - dice - bello ed emozionante come respirare l’aria del villaggio olimpico». È lì che il Bichi alto due metri ha lasciato il suo cuore. «La cosa più bella è il senso di appartenenza a una nazione quando sei alle Olimpiadi - spiega - una sensazione che difficilmente provi in Italia». Una sensazione che l’atleta si porta tatuata sul cuore.

Francesca Gori

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