Il Tirreno

Grosseto

Mostra negata, polemiche e blindati

di Francesca Gori
Mostra negata, polemiche e blindati

Il presidente della Provincia non concede la sala Pegaso per l’allarme sull’ordine pubblico, poi chiede scusa

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GROSSETO. Un pasticciaccio fatto per la troppa fretta e per le notizie rimbalzate in città. Un pasticciaccio nato da un volantino degli antagonisti che minacciavano un sit in di protesta in pieno centro, di sabato pomeriggio, per boicottare la mostra sul patrimonio archeologico distrutto dall’Is in Siria. Un pasticciaccio al centro del quale si è trovato Emilio Bonifazi che aveva dato, a fine ottobre, il patrocinio all’iniziativa organizzata dalla onlus Cittadini senza frontiere concedendo anche l’utilizzo della sala Pegaso. Poi il dietrofront. La onlus che aveva organizzato la mostra è una onlus di estrema destra e nella stanza di Bonifazi è arrivato un allarme relativo all’ordine pubblico. Gli antagonisti sarebbero arrivati in città per organizzare una contro manifestazione. Ma agli organizzatori dell’iniziativa, fatta in collaborazione con l’organizzazione non governativa Sol.Id, l’unica che attualmente è autorizzata a lavorare nei territori occupati in Siria, il presidente Bonifazi non ha detto nulla al riguardo. «È successo tutto troppo alla svelta e sono molto dispiaciuto - spiega - Mi assumo la responsabilità di aver gestito male tutta questa situazione».

Gli organizzatori dell’evento al quale hanno partecipato Saverio Di Giulio, uno dei volontari di Sol.Id e Wasseem Morshed della Rete degli studenti siriani in Italia, questa scelta non l’hanno compresa. «Quando ci è stato comunicato che non potevamo più utilizzare la sala Pegaso - dice Gino Tornusciolo - abbiamo chiesto il perché e Bonifazi ci ha spiegato che si era creato un problema di costi: dovevano essere pagati i custodi e la Provincia non poteva accollarsi l’onere degli straordinari. Ci siamo offerti di pagare noi, ci sarebbero voluti poco più di 100 euro e non sarebbe stato un problema». Una scusa, per gli organizzatori. «In effetti avevamo anche quel problema - dice Bonifazi - tanto che dal mese di dicembre abbiamo deciso di non concedere più la sala Pegaso ad alcuna associazione, il sabato, perché non possiamo permettercelo». Ma quello che è successo, in realtà, non è stata soltanto una questione economica. «Soltanto due giorni prima dell’iniziativa mi è stato detto, anche da parte della Questura - spiega il presidente della Provincia - che potevano esserci problemi di ordine pubblico. Per questo ho fatto quel passo indietro con l’associazione. Ripeto, ne sono davvero dispiaciuto, ma è successo tutto troppo in fretta. Non c’erano i tempi tecnici per fare altro». L’allarme era quello rimbalzato sui siti Internet tenuti sott’occhio dalla Digos, siti dove gli antagonisti venivano chiamati a raccolta per organizzare sit-in e proteste nel cuore di Grosseto.

«Quello che però è successo - dice ancora Tornusciolo - racconta un’altra storia. Abbiamo spostato la mostra fotografica al Caffè Carducci che ci ha offerto ospitalità ed è andato tutto bene. È vero, nel corso c’era un blindato della polizia, ma noi non siamo stati nemmeno interpellati. Alla mostra e al dibattito avevamo invitato anche il Questore, il Prefetto e il Vescovo. Sinceramente questo diniego ci ha fatto molto dispiacere». Il presidente della Provincia non ha potuto soddisfare nemmeno l’altra richiesta fatta dagli organizzatori, quella di spostare la mostra fotografica nella sala del consiglio comunale. E questa volta la politica che divide non c’entra nulla: c’era un matrimonio che è stato celebrato sabato pomeriggio, il giorno in cui era stata fissata la mostra organizzata da Cittadini senza frontiere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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