Il Tirreno

Grosseto

Ecco a voi Antonella, la mamma degli animali. La sua ninna nanna è per cinghiali e daini

di Elisabetta Giorgi
Antonella con il cinghiale Jackie
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Antonella con il cinghiale Jackie

Vive a Collecchio, nel comune di Magliano, in simbiosi con cani, gatti, caprioli ed esemplari come... Ugo e Jackie. La grande tenuta di famiglia che arriva fino a Cala di Forno è uno straordinario percorso tra natura, storie e leggende. Insomma, benvenuti in altro mondo

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COLLECCHIO. Come nel romanzo “Tempi glaciali” di Fred Vargas dove tra crimini, personaggi sanguinari e misteri appare Cino, un cinghiale addomesticato, un giorno anche in Maremma è sbucato lui, il piccolo Jackie, che ha bussato alle porte di un casale di campagna per cercare compagnia e non se n’è più andato. Pure Jackie è un cinghiale. Uno di famiglia ormai, domestico e affettuoso quanto un cane o un gatto. Con la sua nuova madre umana, quattro mesi fa, è stato amore a prima vista, l’inizio di un’avventura speciale, letteraria e fiabesca che dimostra come la diversità tra uomo e animale non esista. «Benvenuti nella mia tenuta», sorride lei spalancandoci la porta.

Benvenuti in un altro mondo, sì. Perché se esistono luoghi dell’anima in cui uomini e animali non si scontrano in caccia ma convivono e si amano abbattendo ogni barriera uno di questi è il Collecchio, nel comune di Magliano, nel cuore del Parco della Maremma. Qua vive Antonella Vivarelli Colonna, proprietaria della tenuta insieme ad altre due sorelle, Sabina e Francesca.

Sorridente e socievole, originaria di Firenze, mise sportiva e coda di cavallo, Antonella da anni vive qua in totale empatia con cani, gatti, cinghiali e daini addomesticati. La grande proprietà comprende una zona agricola e un’ampia parte boschiva estesa fino al mare. Una strada sterrata di 8 chilometri porta fino alla spiaggia di Cala di Forno dove alcuni antichi casali - sempre di famiglia e affittati d’estate - si affacciano sul mare. Sono 1500 ettari di bellezze naturali diramate tra bosco e seminativo, storia e leggende, torri e casali; un posto unico e di uno splendore selvaggio dove la propruetaria porta avanti ogni giorno l’imponente lavoro agricolo e imprenditoriale - manutenzioni e cura delle proprietà - dividendo le sue giornate con gli animali: irsuti e caprioli. Se la stagione è bella lei fa il bagno in mare con loro, se li chiama per nome eccoli arrivare di corsa.

QUANDO JACKIE È ARRIVATO

Quasi certamente orfano di madre, uccisa in una battuta di caccia, il cinghialino Jackie si affacciò in un’assolata giornata di maggio scorso allungando il muso oltre la ringhiera. Cercava compagnia, si fidava dell’istinto. Nella Maremma terra di cacciatori e doppiette, aveva “annusato” che poteva farlo. «Infatti gli ho subito aperto - racconta Antonella - E ora lui vive con me». Da 6 mesi.

Anche davanti a noi Jackie non si smentisce. Tozzo ma a suo modo aggraziato, si precipita tra le persone e si strofina, annusa i gatti, gioca con loro, si accuccia e si sdraia a pancia in su facendosi accarezzare dalla madre adottiva come un animale da salotto. Se Antonella lo bacia nel muso dal pelo ispido ma pulito lui ricambia leccandole le mani. Se lei gli porge i croccantini nel palmo della mano, lui li assapora avendo cura di non farle male. È un caso? No.

VIDEO Antonella e le coccole al cinghiale Jackie

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L’UOMO CHE MORI' SCHIACCHIATO

Non c’è solo Jackie, qua. «Non ricordo quanti gatti e cani ho, parecchi arrivano dalla strada - dice Antonella che col tempo ha tirato su una famiglia popolosa ma soprattutto libera di scorrazzare ovunque - Qualcuno mi è arrivato da fuori: tempo fa mi chiamarono da Firenze per dirmi che un uomo era morto schiacciato sotto al suo trattore, poveretto. Il suo cane era rimasto solo e me lo portarono qua al Collecchio. Così anche lui ora vive con me. Ormai tutti mi considerano un po’ la mamma degli animali».

LA FUGA DA FIRENZE

Antonella è nata a Firenze dove ha vissuto per molti anni. Ha frequentato il Classico, poi biologia all’Università. Non si è laureata: ha cominciato presto a lavorare. Nella città di Dante ha venduto per anni abbigliamento in un negozio del centro, poi è stata assunta da un tour operator e ha girato il mondo. «Accompagnavo i turisti, facevo accoglienza. Ho visitato molte zone di mare tra lingue di sabbia affioranti dal mare, alte e basse maree. Mai fatto subacquea: gli unici animali con cui non ho mai fatto amicizia in verità sono i pesci...»

Pur avendo viaggiato ovunque la sua vita vera l’ha trovata solo in Maremma, zona già amata fin da bambina e che frequentava con la famiglia. Anche allora addomesticava cinghiali a Cala di Forno: «una volta da piccolina ne ho allevati 7», suscitando le attenzioni di alcuni documentaristi per i quali sembrò una cosa straordinaria. Era la bimba che parlava agli animali. E che poi è cresciuta, andando e venendo da Firenze al Collecchio. «Sono arrivata qua definitivamente nell’89 dopo morto mio padre: la tenuta è divisa tra noi tre sorelle. Tra tutte abbiamo 7 figlie, sole donne...», sorride. Un fratello vive in Umbria.

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IL MAL DI MAREMMA

Perché proprio qua? È una terra strana, la Maremma. Aspra e selvaggia come l’Africa, sa regalare emozioni fortissime. «Ecco, se esiste il mal d’Africa, io ho il mal di Maremma. Vi ricordate Giuliana Ponticelli? Credo di assomigliarle tantissimo, siamo due donne con una vita simile - tiene a ricordare Antonella - così affezionate alla propria azienda e alla propria terra da aver scelto questo mondo rispetto a tante altre comodità. Alla fine ho voluto vivere per sempre in Maremma perché qua ho trovato una dimensione vera e sono serena. Invece di andare per il corso a guardare le vetrine e fare shopping comprando scarpe e vestiti, guardatemi: me ne sto in mezzo alla natura, faccio merenda. Se mi passa davanti un animale gli tiro un pezzo di pane. Lui lo guarda e lo annusa. Il secondo giorno glielo tiro più vicino: il terzo giorno siamo l’uno accanto all’altra e ho già la mano nella sua testa. Finisce sempre così».

LA MAGIA DI CALA DI FORNO

È in nome di questa speciale empatia con la natura che, qua al Collecchio, il tempo si è fermato e cristallizzato nella purezza di una dimensione onirica. Con Antonella prendiamo la Jeep e facciamo un giro dalla tenuta “di Jackie” fino a Cala di Forno. Volpi, fagiani e cinghiali sono i nostri naturali compagni di viaggio, gli amici che popolano un selvaggio percorso tutto dossi e buche: appaiono come tante figurine leggiadre. Intorno a noi antiche torri - già punti di avvistamento contro le scorribande turche - svettano alte oltre la strada che dalla tenuta sale sui Monti dell’Uccellina per poi discendere, dopo 8 chilometri di sterrato, verso la bellissima spiaggia di Cala di Forno in cui fino a un mese fa Antonella faceva gli ultimi bagni con i daini. Il percorso fin là è un tragitto a ritroso nel tempo.

LA MAPPA Dove si trova la tenuta di Antonella

MARSILIA SPOSA DEL SULTANO

Aleggia in questi luoghi la storia della Bella Marsilia, la giovane Margherita di Giovanni Marsili che abitava l’allora Castello del Collecchio (oggi Torre alta, anch'essa proprietà dei Vivarelli) e che fu rapita nel 1543 durante una razzia turca. Messa in una nave fu portata a Instanbul e condotta alla corte del Gran Solimano. Nell’harem diventò la favorita; fece uccidere la moglie del Sultano. Si unì in matrimonio con lui e diventò l’imperatrice dell’impero Ottomano.

In un piccolo spiazzo c’è una targa apposta dal nonno di Antonella Vivarelli Colonna, che tra le due guerre dette un contributo importante alle bonifiche in Maremma. C’è scritto “sasso della signora”: tradizione vuole che la bella Marsilia sostasse proprio qui, ad ammirare il grandioso panorama.

TURISMO SOSTENIBILE

Eccoci infine a Cala di Forno, dove si erge davanti al mare un’altra bella tenuta del ’500: i locali sono affittati d’estate. Antonella si batte da tempo per un turismo sostenibile, nel pieno rispetto della natura. «Qua non c’è la corrente elettrica, ci sono generatori. Si usano candele, niente internet e tv. La gente, se vuole venire, deve usare questo posto per stare nella natura e capire il mondo animale. Invece spesso chi arriva e paga non vuol far la fatica di capire...». Si vive come una volta, qua. Si abita con i daini e con un altro cinghiale di famiglia di nome Ugo: è docile e buono ma, poiché è adulto e pesa 80 chili, potrebbe far male.

Senza volerlo naturalmente.

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