E tra i prof reclutati c’è il sindaco Bonifazi «Aspettavo da anni»
Il primo incarico come docente lo ebbe nel 1992 Da amministratore a educatore: ecco cosa porterà con sé
GROSSETO. C’è un’assunzione eccellente tra i prof precari che tra due settimane firmeranno una lettera di incarico per un posto di lavoro a tempo indeterminato. Il sindaco Emilio Bonifazi è uno di loro. Ne parla poco volentieri il primo cittadino di questa novità: avverte l’interessamento come un’invasione nella sua sfera privata, ma non si tira indietro. Attualmente Bonifazi è in aspettativa da un incarico all’istituto agrario.
Quando ebbe il suo primo “contratto” nella scuola?
«Era il 1992. Prima del ’92 lavoravo come dirigente alle Assicurazioni Generali. Facevo l’ispettore di direzione, controllavo i budget delle compagnie assicurative ed ero alla sede di Venezia: l’insegnamento fu anche un modo per tornare nella mia città».
Il suo primo incarico fu in Maremma? Dove?
«All’istituto nautico di Porto Santo Stefano».
Lei ha intrapreso una carriera politica ma di anni dal primo incarico all’entrata di ruolo ne sono comunque passati parecchi...
«Sì, ma già nel ’95 ero professore a tutti gli effetti. Nel ’95 vinsi il concorso abilitante (l’abilitazione all’insegnamento). Sono sempre stato in posizione alta nelle graduatorie ad esaurimento, tutti gli anni avevo il posto».
A che età ha cominciato ad insegnare?
«A 31 anni»
Era giovanissimo. Si ricorda il suo primo giorno da prof?
«Via, su, adesso non facciamo l’Amarcord».
Insomma, è contento o no di questa assunzione?
«Ma certo che lo sono. È il mio lavoro. Avevo già deciso che sarei tornato ad insegnare. Sono contento, senza dubbio: erano sei anni che ogni volta arrivavo ad un soffio dall’entrata di ruolo».
Ci voleva la Buona Scuola del premier Renzi..
«In effetti questo piano di assunzioni ha fatto entrare tanti insegnanti: le immissioni in ruolo sono state numerose».
Cosa le piace del mestiere dell’insegnante?
«Stare coi giovani è il lavoro più bello del mondo. Certo, la categoria è un po’ bistrattata, ma anche lì si può fare qualcosa. Come si dice... “impara l’arte e mettila da parte”».
Cosa si porta via della sua esperienza da amministratore da mettere nel cassetto della cattedra?
«Ah, mi porto via le lettere anonime, mi porto via il fascicolo dei carichi pendenti..»
In che senso, scusi? A cosa le servono?
«Nel senso che fare il politico è un ruolo ingrato perché c’è chi ti accusa che non gli hai trovato lavoro, che non gli hai trovato casa, però ti fa anche crescere perché ti dà la visuale dei problemi».
«Che materia insegna?
«Sono laureato in giurisprudenza, insegnavo e insegnerò diritto e discipline economiche».
Adesso entra di ruolo e quindi, insomma, tornerà ad insegnare?
«Sì, certo, gliel’ho detto, ma ora finiamola qui».
Giovanna Mezzana
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