Il Tirreno

Grosseto

Nessun colpevole per l’incidente

di Francesca Gori

Simone Bertelli morì nella Golf dell’amico, Luca Bongini è stato assolto: mancano le prove

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MASSA MARITTIMA. La strada provinciale dell'Accesa è un budello che si srotola in mezzo ai colli che dividono Massa Marittima dai pressi di Ribolla. Il nome, ovvio, lo prende dal lago, che costeggia con il suo unico rettilineo proprio in quella località che si chiama La Pesta. Per il resto, sono chilometri di curve in salita e discesa. Una strada disseminata di croci, di nomi e cognomi di chi lì ha perso la vita. Come Simone Bertelli, che il 13 marzo del 2010 era arrivato lassù dalla sua Piombino per passare una serata con il suo amico, Luca Bongini (difeso dall’avvocato Nunzio Veninata).

Ci sono voluti cinque anni per stabilire quello che è successo nella Golf di Bongini, unico imputato al processo per la morte dell’amico. Secondo la famiglia di Bertelli, quella notte al volante dell’auto c’era lui. Lui invece ha sempre detto che Simone si era messo alla guida. Ci sono state perizie e controperizie, i genitori di Simone si sono costituiti parti civili (assistiti dagli avvocati Alessandro Antichi e Riccardo Lottini) e ieri erano in aula per la lettura della sentenza emessa dal giudice Sergio Compagnucci. Luca Bongini è stato assolto, in base al secondo comma. Secondo il giudice, insomma, non ci sono le prove per dire che il ragazzo era alla guida dell’auto la notte della tragedia. La notte in cui la sua auto si è ribaltata finendo fuori strada, in un boschetto che costeggia la provinciale dell’Accesa. La notte in cui il suo più caro amico è morto praticamente sotto i suoi occhi.

Daniele e Anna Rita, i genitori di Simone, anche ieri erano in aula. Le parole del giudice sono arrivate loro come una stilettata. «Rispettano la sentenza - dice l’avvocato Riccardo Lottini - ma sono molto dispiaciuti e hanno deciso di andare avanti. Il fatto che l’assoluzione si stata decisa sulla base dell’insufficienza di prove è già un elemento importante per andare avanti e presentare ricorso in Appello». Ci vorranno sessanta giorni per sapere quali siano le motivazioni di quest’assoluzione. Una decisione che, ovviamente, è stata accolta con un altro spirito da parte degli avvocati Nunzio Veninata e Francesco Amerini, che difendevano Bongini dall’accusa di omicidio colposo. «L’ho chiamato subito dopo la lettura della sentenza - dice l’avvocato Veninata - Non ha avuto la forza di dire nulla, la voce gli si è spezzata dal pianto. Sono stati anni difficili per Luca». Anni di dolore, per la morte dell’amico con il quale aveva trascorso la serata. Anni di udienze. Alle prime si è sempre presentato anche lui. Ieri, alla lettura della sentenza, ha preferito non esserci.

In quell’aula del tribunale di piazza Albegna, a Grosseto, c’era tutto il dolore di un padre e di una madre costretti a sopravvivere al proprio figlio, morto a 32 anni su quella strada fatta di curve.

Ora gli avvocati della famiglia si prepareranno a ricorrere in Appello. «Secondo noi invece - dice ancora l’avvocato Nunzio Veninata - questo processo si sarebbe dovuto chiudere tanto tempo fa. Quello che è successo è stata una tragedia, per la quale ancora oggi esprimo cordoglio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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