Sicurezza
Il caporale recluta al centro di accoglienza
Volontari e associazioni denunciano: «I migranti vengono agganciati dai faccendieri appena approdano sul territorio»
GROSSETO. I caporali arruolano i migranti da far lavorare al nero nelle coltivazioni agricole direttamente ai centri di accoglienza: è ciò che denunciano volontari di lungo corso per l’emergenza umanitaria e associazioni. Per gli addetti ai lavori è forse un fenomeno noto. Per chi addetto ai lavori non è, invece, è l’ultima frontiera dell’inaccettabile: proprio nel luogo preposto a proteggere e a tutelare sia gli ospiti che la comunità – e i cui servizi offerti sono pagati con denaro pubblico – si apre il buco nero dell’illegalità. È una sorta di ufficio di collocamento mobile, con la differenza che non sei tu che cerchi lavoro ad andarci, ma è il “datore” che viene da te che sei disperato; se ciò che ti offre fosse un impiego in regola, sarebbe il miglior mondo da augurarsi. Non è così. E a mente vengono le parole dette ieri da papa Francesco in visita a Prato.
La ex volontaria. «I migranti sono l’anello debole – dice Paola Baldelli ex volontaria del centro di accoglienza di Cinigiano all’epoca dell’emergenza Nord Africa – e i caporali cominciano a contattarli già dai centri. Li abbindolano come vogliono. Sarebbe necessaria un po’ di formazione» che insegni a questi giovani come non cadere nella rete. Il “prelievo” dai centri di accoglienza non sarebbe (fortunatamente) la regola, ma neppure l’eccezione: da Cinigiano a Roccastrada, da Montieri a Massa Marittima, Gavorrano e Grosseto, i centri di accoglienza non sono pochi e non è detto che questo tipo di reclutamento avvenga ovunque e comunque. «Appena possono, i giovani migranti – descrive Baldelli – cercano di lavorare. Il problema è che vogliono gestire in prima persona il rapporto con chi offre loro lavoro, hanno timore che al centro di accoglienza si sappia che guadagnano qualcosa, hanno paura che qualcuno gli chieda soldi e così si mettono nelle mani di persone senza scrupoli». Viene da chiedersi se questi caporali – che non sono altro che conto-terzisti dotati persino (nella maggior parte dei casi) di una partita Iva – aggancino e arruolino sotto la luce del sole: «Non so se chi gestisce i centri se ne accorga – dice Baldelli – Io da volontaria me ne accorsi».
Il gestore. Parliamo con Luca Terrosi, presidente dell’associazione “Uscita di sicurezza”, uno dei soggetti a cui la Prefettura ha affidato – mediante bando di gara – il servizio di accoglienza dei cittadini stranieri per il 2015. «So che il caporalato esiste – dice Terrosi che gestisce il centro di via Trento e quello sulla Scansanese – ma non posso dire che vengano direttamente ai centri di accoglienza per reclutarli. Non posso dire che sia vero ma non credo neppure che sia falso. Se qualcuno ha denunciato questo fenomeno, noi faremo particolare attenzione». Il fenomeno è grave: «non solo per l’illegalità del lavoro nero – aggiunge Terrosi – ma anche perché così i migranti si mettono subito in una situazione sconveniente»; nei primi sei mesi dal loro arrivo non possono avere lo status di lavoratori.
La gara. L’augurio è che l’attenzione di cui parla Terrosi sia o diventi una buona pratica di tutti i gestori dei centri di accoglienza. In tutto sono sei, come si legge dal verbale di affidamento del servizio pubblicato sul sito della Prefettura di Grosseto: “Partecipazione e Sviluppo”; “Arci comitato provinciale Grosseto”; “Uscita di sicurezza”; “Agape”; Auxilium Vitae; “Solidarietà è crescita”. Siamo quasi alla fine del 2015 e queste associazioni stanno per concludere il loro mandato. Ci sarà un nuovo affidamento del servizio: il 2 ottobre si è chiuso il termine per le candidature.
La sindaca. Chi intanto ha acceso un faro sul fenomeno è il sindaco di Cinigiano Romina Sani. Nella mappa maremmana dei prelievi all’alba da parte dei caporali descritta da Silvano Brandi di Attac (Il Tirreno, 25 ottobre 2015) figurava anche il suo Comune (anzi, proprio il fronte di palazzo civico): «Io non mi sono mai accorta – dice il sindaco di Cinigiano – che vengano prelevati migranti all’alba di fronte alla sede del Comune. Quando ho colto strani movimenti, e questo è accaduto all’inizio del mio mandato, ho fatto delle segnalazioni. Ho fiducia nelle due associazioni che gestiscono i due centri di accoglienza che abbiamo sul territorio: Arci (Giorgio Nucci) che opera alla Casa per Ferie e “Solidarietà è crescita” (Alberto Brugi) che gestisce la struttura di Monticelli». Cinigiano è uno dei Comuni che ha inserito alcuni migranti (per il momento 15) in un progetto che li impiega in lavori di pubblica utilità.
La richiesta. L’unica strada percorribile per tagliare le gambe ai capò è proprio quella dell’integrazione, anche secondo l’associazione Attac, che conferma il fenomeno dell’arruolamento ai centri di accoglienza. «Ce l’hanno raccontato i migranti in prima persona» dice Silvano Brandi. Che in rappresentanza di Attac ieri mattina ha inviato una richiesta di incontro al Prefetto proprio su questi temi: obiettivo, aprire un tavolo di confronto con le istituzioni, le associazioni di categoria e dare un contributo di idee e progetti concreti perché le modalità con cui si lavora in Maremma siano degne di questa terra.
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