Il Tirreno

Grosseto

Pappagone, ambulanti per vie legali

di Elisabetta Giorgi
Pappagone, ambulanti per vie legali

I commercianti di piazza Esperanto stanno valutando di far causa. «A meno che il gazebo non venga spostato presto»

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GROSSETO. «Via quel gazebo di lì». Gli ambulanti di piazza Esperanto scaldano i muscoli e si preparano alle vie legali. Se gli imprenditori del ristorante pizzeria Pappagone non toglieranno quel manufatto apparso la scorsa settimana proprio di fronte ai loro banchi, decine di loro metteranno presto la faccenda in mano a un avvocato imbastendo una causa dai risvolti tutt’altro che pacifici. La faccenda, insomma, è ancora ben lungi dal trovare pace, solo per il momento congelata in attesa di eventuali mosse della Procura, alla quale la polizia municipale ha trasmesso gli atti dopo aver rilevato (il 2 novembre scorso) una serie di difformità.

Lo dice chiaro e tondo Marco Natali, ambulante del mercato. «Siamo pronti a fare un’azione legale - spiega - Certo: per ora aspettiamo di vedere cosa si muoverà, speriamo a breve. Ma una cosa è chiara: se il gazebo dovesse restare nella stessa posizione in cui è ora, anche con alcune modifiche apportate dai titolari e non dovesse essere spostato via da punto in cui è ora, noi andiamo avanti e facciamo causa. Le nostre attività sono tappate, ci sentiamo danneggiati negli affari. Così non può andare».

Mario Filabozzi di Amva Confesercenti, che sta seguendo passo dopo passo la faccenda, spiega che «la nostra associazione sta monitorando la situazione e che sarebbe utile un rapido confronto con il Comune di Grosseto, per inquadrare lo stato delle cose e capire come muoversi. Quanto sta succedendo è sicuramente delicato sia per gli ambulanti che per Pappagone. Si tratta di aziende in entrambi i casi. Ed è giusto trovare una soluzione equilibrata per tutti. Secondo noi - dice Filabozzi - la soluzione migliore per non penalizzare nessuno era quella originaria: ovvero quella di riportare il gazebo dov’era inizialmente», sull’altro lato della strada, addossato alle mura. Una soluzione, com’è noto, che era stata bocciata dalla Soprintendenza e che al momento parrebbe comunque difficile recuperare. «Onestamente - ribadisce Confesercenti - in quel modo il decoro era preservato, la struttura aveva una sua dignità, e la posizione era comunque assai meno impattante di quella attuale. Se il manufatto fosse rimasto lì non ne avrebbe risentito nessuno, né Pappagano né tantomeno gli ambulanti».

Il sopralluogo della Municipale di Grosseto è avvenuto il 2 novembre: gli agenti hanno riscontrato alcune difformità rispetto alle prescrizioni. Gli atti sono stati trasmessi alla Procura che dovrà valutare se si ravvisano o meno gli estremi di reato. Nel verbale si contesta in particolare che l’altezza minima della struttura supera di 23 centimetri quella massima prevista dal regolamento dei manufatti precari per le tipologie B e C. Risulta inoltre difforme l’altezza della balaustra vetrata laterale: 1,70 metri anziché 1,60.

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