Il Tirreno

Grosseto

La polizia perquisisce casa Di Gioia ad Albinia

Pierluigi Sposato
Il condominio di via Sauro in cui abitava Donata Muccio, la madre di Giuseppe Di Gioia
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Il condominio di via Sauro in cui abitava Donata Muccio, la madre di Giuseppe Di Gioia

Grosseto, nuove indagini per l'omicidio di via Sauro ordinate dal sostituto procuratore per mettere insieme ulteriori elementi probatori

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ALBINIA. Personale della polizia di stato ha perquisito sabato 7 novembre l’abitazione di Albinia dove risiede Giuseppe Di Gioia, il 47enne in carcere perché sospettato di omicidio volontario, sospettato cioè di aver causato la morte della madre Donata Muccio, 85 anni, trovata senza vita due settimane nell’abitazione di via Sauro.

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Gli uomini della polizia, almeno tre, in borghese, sono arrivati al mattino al palazzo di via Paolieri, da dove sono usciti nel primo pomeriggio, intorno alle 15, con due borse di grandi dimensioni. Si è trattato di una perquisizione, ordinata dal sostituto procuratore Laura D’Amelio, alla ricerca di elementi che abbiano un motivo di contatto con il possibile movente dell’omicidio. E in questa chiave, oltre al personal computer di Di Gioia, sarebbero stati prelevati anche alcuni documenti di carattere contabile e fiscale. Gli inquirenti vogliono insomma far luce anche sulla situazione patrimoniale dell’uomo, che aveva ammesso di aver litigato con la madre, sofferente di cuore, e di aver avuto paura quando questa si era sentita male. Avevano parlato dei debiti dell’uomn?

È verosimile che tale materiale possa già entrare a far parte del fascicolo che la Procura potrebbe presentare domani all’udienza fissata davanti al Tribunale della libertà di Firenze. I giudici dovranno trattare il ricorso presentato dai difensori di Di Gioia, gli avvocati Sabrina Pollini e Alessia Ceraolo, che ritengono non fondata la decisione di trattenere in carcere l’uomo. Questi non aveva risposto né al pm che era andata ad interrogarlo in carcere per prima né al giudice delle indagini preliminari. Aveva solamente fatto delle dichiarazioni spontanee, tra le lacrime, al termine delle quali il giudice aveva comunque disposto il carcere.

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