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il giallo di via sauro

Cinque giorni di tempo per decidere la scarcerazione

GROSSETO. Dovrà aspettare venerdì. Dovrà aspettare che passi quasi un’intera settimana per sapere se potrà almeno tornare a casa, chiudendosi alle spalle la cella dal carcere di via Saffi dove è...

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GROSSETO. Dovrà aspettare venerdì. Dovrà aspettare che passi quasi un’intera settimana per sapere se potrà almeno tornare a casa, chiudendosi alle spalle la cella dal carcere di via Saffi dove è rinchiuso dal 25 ottobre. Il tribunale della Libertà di Firenze ieri, si è preso tempo fino a venerdì per decidere sulla richiesta di scarcerazione presentata dall’avvocato di Giuseppe Di Gioia, l’uomo di 47 anni accusato di aver ucciso sua madre, Donata Muccio, al culmine di una lite.

Non ci sarebbero, per gli avvocati che difendono l’uomo, Alessia Ceraolo e Sabrina Pollini, i gravi indizi di colpevolezza che sono invece stati contestati dal sostituto procuratore Laura D’Amelio che ha coordinato le indagini della squadra mobile della questura di Grosseto.

La discussione, al tribunale del Riesame di Firenze è durata più di un’ora e mezzo.

«Abbiamo chiesto la scarcerazione visto che non ci sono indizi di colpevolezza né esigenze cautelari - dice l’avvocato Sabrina Pollini - e anche i risultati delle analisi medico legali del nostro perito non hanno rilevato segni di aggressione o soffocamento, ma hanno soltanto evidenziato che la signora Muccio è caduta». Anche alcune dichiarazioni spontanee rilasciate dall’uomo sarebbero, secondo gli avvocati, inutilizzabili perché rilasciate senza la presenza dell’avvocato. E poi ci sarebbe il movente a non tenere, secondo Ceraolo e Pollini. «I documenti bancari trovati a casa di Di Goia - aggiunge l’avvocato Pollini - non danno conto di debiti non pagati e neppure di recupero crediti». Non ci sarebbe quindi una situazione di indebitamento tale dall’aver spinto l’uomo ad uccidere sua madre, così come contestato invece dalla Procura. (f.g.)

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