Il Tirreno

Grosseto

Il fiero borgo amiatino sul quale ancora vige la scomunica papale

Paradiso e Inferno. Due porte collegano Monticello Amiata con l’aldilà, quella divina e quella diabolica. Il paese ha sempre avuto un curioso rapporto con i misteri religiosi perché il fiero borgo...

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Paradiso e Inferno. Due porte collegano Monticello Amiata con l’aldilà, quella divina e quella diabolica. Il paese ha sempre avuto un curioso rapporto con i misteri religiosi perché il fiero borgo amiatino, luogo di devozione collettiva e popolato di leggende mistiche, apparizioni e miracoli, ha anche una seconda e più segreta faccia della medaglia, la quale non si è mai fatta pregare per mettere ai monticellesi qualche bastone fra le ruote. Perché pochi sanno, infatti, che Monticello è terra scomunicata. Il fulmine papale arrivò il 4 giugno del 1368 dall’interdetto di papa Urbano V perché gli abitanti già spolpati da senesi e Aldobrandeschi si rifiutavano di pagare le tasse agli esattori dell’abate Giovanni Neri di Badia. Nelle turbolenze tardo medievali papa Urbano non la fece lunga e da Montefiascone scagliò contro Monticello l’interdetto e la scomunica. Correva l’anno 1368 e da allora nessuno più si è curato di togliere ai monticellesi quella macchia. A chiedere di riacquistare una verginità ci ha pensato una decina di anni fa il parroco, don Mario, che scoperta la magagna chiese il riscatto a papa Giovanni Paolo II. La risposta non arrivò mai. L’idea di rivolgersi a papa Francesco era venuta anche a un gruppo di persone di Cinigiano, ma ci hanno rinunciato. Meglio tenersi la scomunica, anche perché c’è chi preferisce il diavolo all’acqua santa e proprio per questo pensa di trasferire la residenza e chiedere al Comune di diventare cittadino scomunicato di Monticello. (f.b.)

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