Il Tirreno

Grosseto

«Gazebo, vero assalto alle Mura»

di GIUSEPPE CHIGIOTTI*
«Gazebo, vero assalto alle Mura»

I regolamenti mirano a proteggere il monumento, ma l’esperto mette in guardia: «Sono dannosi»

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di GIUSEPPE CHIGIOTTI*

Recentemente in città si è aperto un acceso dibattito sulla salvaguardia delle Mura, sul loro ruolo, sulla necessità di ripristinarne i giardini, sulla realizzazione di un museo di arte all’area aperta o di un museo delle Mura stesse, di piste ciclabili e di altre amenità, senza però rendersi conto che quello che è il monumento più importante della città stia da tempo subendo degli attacchi devastanti, che vanno ben al di là dello stato di abbandono nel quale sono senza dubbio tenute.

Queste nostre Mura non sono state mai ferite da cannonate, ma gli unici e gravi attacchi alla loro integrità li hanno subiti proprio da chi invece avrebbe dovuto proteggerle. Un esempio per tutti è l’abbattimento di una loro porzione importante per volontà del podestà Scaramucci.

Ma anche le amministrazioni più recenti non hanno certo scherzato, pur non facendo veri e propri abbattimenti.

Così sono profondamente sorpreso da come l’attuale amministrazione, che spende e stanzia cifre non indifferenti per il loro restauro e promuove laboratori con architetti, studenti di facoltà di architettura, aprendo dibattiti per sensibilizzare i cittadini, conceda al tempo stesso permessi per edifici precari (è poi da discutere della loro precarietà) che dall’esterno assalgono e deturpano questo nostro tesoro.

Ovviamente tutto viene fatto secondo i regolamenti e le regole vigenti: è regolare ciò che è stato realizzato all’inizio di IV Novembre, è regolare la sovradimensionata edicola di piazza Tripoli e sempre in piazza Tripoli è regolare l’aggiunta all’Arcimboldo. Come sono altrettanto regolari il gazebo all’inizio di via Derna, tutto ciò che recentemente realizzato in piazza De Maria. Mentre non lo è il gazebo di Pappagone, ma solo perché è stato costruito 24 centimetri più alto e per altre minime alterazioni, quasi comiche rispetto alla dannosità dell’intervento.

Con tutte le polemiche di questi giorni si è messo l’accento più sullo spillo che sul trave.

Il vero problema e la chiave di tutto è la necessità di salvaguardare il contesto nel quale si trovano le Mura.

Salvaguardare un edificio non è occuparsi solamente dell’edificio stesso, ma è fondamentale salvaguardare l’intero ambiente nel quale si trova. Nel caso delle Mura il contesto è l’anello viario che le circonda, comprese piazza De Maria e piazza Tripoli. Non proteggendo questo non si possono proteggere le Mura.

Sono, così, rimasto sorpreso che un ordine professionale della nostra città abbia bandito un concorso di idee per un intervento in piazza Nassiriya proprio a ridosso delle Mura,aggravando i danni già fatti con l’interramento del vallo con la costruzione dei parcheggi coperti voluto dall’amministrazione Comunale.

Se questo lo fa un ordine professionale che ha, tra le proprie competenze, la conservazione del patrimonio architettonico, c’è proprio poco da meravigliarsi per quello che sta succedendo per mano di operatori commerciali. Capisco che un esercente per incrementare il proprio utile (ho sentito dire anche per aumentare i posti di lavoro, ma anche per dare accoglienza ai turisti) richieda spazio per il proprio esercizio, ma non capisco perché ciò avvenga a spese della collettività, impedendo la godibilità di beni storici e artistici, di aree comuni e pubbliche, abolendo aree per parcheggi liberi.

Naturalmente la città non va imbalsamata, soprattutto nelle sue parti storiche e monumentali, ma va vivificata, proteggendola e non distruggendola, come è successo, con queste autorizzazioni in regola.

Dato che il risultato dell’ applicazione dei regolamenti è sotto gli occhi di tutti c’è dunque da chiedersi se i regolamenti siano in verità utili o ben fatti, visto la loro incapacità di salvaguardare il patrimonio comune, consentendo con grande facilità iniziative dei più furbi, che hanno così la possibilità, lontani da ogni senso civico, di realizzare interventi devastanti, dannosi e pericolosi.

E tutto questo con la complicità più o meno incosciente delle varie autorità e di chi si deve occupare della salvaguardia dei diritti della collettività, dei suoi patrimoni artistici e culturali, di abitudini e tradizioni.

Piccola nota di ricordi: quando Pappagone aprì (era allora un ragazzo) in estate si mangiava la pizza anche all’aperto sotto gli ombrelloni al di là della strada, sulla piazza, giusto di fronte all’ingresso.

. *Architetto

Docente Politecnico di Milano

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