Il Tirreno

Grosseto

Baby-camerieri, le sagre sotto inchiesta

Pierluigi Sposato
Una sagra (foto d'archivio)
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Una sagra (foto d'archivio)

Grosseto, carabinieri e ispettorato nel 2012 avevano passato a setaccio quattro attività della provincia segnalando irregolarità

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GROSSETO. E' capitato anche a voi? Ma sì, è capitato anche a voi di andare una sera a cenare in una sagra e di essere serviti dai cosiddetti baby-camerieri. Ragazzini, se non proprio bambini, ben distinguibili perché tavolta forniti di apposita casacchina, che viaggiano spavaldi e sorridenti impugnando i vassoi tra le tavolate, che apparecchiano e sparecchiano, che portano vino e birra, che restano in piedi fin quasi mezzanotte. Si può? Vi sarete chiesti guardandoli tra un misto di simpatia e perplessità: non si può, è la risposta. E' vietato dalla legge. Sotto i sedici anni non si può fare il cameriere, sotto i diciotto non si possono somministrare alcolici.

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Eppure questo fenomeno era ampiamente diffuso. Almeno nell'estate di tre anni fa, quando i carabinieri del nucleo Ispettorato del lavoro e gli ispettori della Direzione territoriale del lavoro effettuarono controlli a campione in quattro sagre agostane. E trovarono ovunque irregolarità: addirittura bambini che riferirono di aspettarsi un compenso in denaro dalla loro attività di "volontari", addirittura responsabili che specificarono l'entità delle paghette liquidate.

Ispettori e militari si erano mobilitati dopo che era arrivato un esposto anonimo. «Siamo costretti a segnalare dei reati penali...» attaccava la lettera, poche righe in cui si lamentava la mancanza di una volontà politica nella disciplina delle sagre. Era, ma il tempo non è poi così lontano, il tempo della "guerra" alle sagre. Chi scriveva segnalava l'impiego di minorenni nel servizio ai tavoli («molti hanno meno di 10 anni») e, questione apparentemente secondaria, gli incassi esorbitanti di tali sagre, facendo anche dei calcoli: mille coperti a sera, 15 euro di media, una quindicina di giorni di attività, incasso totale 240mila euro. «Crediamo che ci sarebbe da divertirsi a scoprire il pentolone».

Molto probabilmente gli operanti non si erano divertiti affatto ma certamente il coperchio del pentolone l'avevano quantomeno scostato. Le sagre segnalate nell'esposto erano ormai terminate ma altre erano attive in quell'agosto 2012. E in tutte e quattro quelle ispezionate chi era intervenuto avevano trovato irregolarità: un 11enne, un 12enne e una 13enne da una parte; due 13enni e un 11enne in un'altra; una 11enne e un 12enne nella terza sagra; due 14enni nell'ultima visitata. Ragazzini che, innanzi tutto, non avrebbero potuto servire alcolici. E che comunque non avrebbero potuto essere impiegati nemmeno se fossero stati espressamente autorizzati dalla Direzione lavoro (non risultava comunque alcuna richiesta): ci sono deroghe soltanto per attività sportive, artistiche, pubblicitarie e culturali in genere e purché vengano garantiti sicurezza, integrità psicofisica e sviluppo. Condizioni inesistenti, secondo carabinieri e ispettori, se tutte le sere - e fino alle 23-23.30 - i ragazzini venivano utilizzati nel servizio ai tavoli.

A far luce su tutto ciò erano state non solo le osservazioni dirette di chi era intervenuto ma anche le stesse dichiarazioni dei baby-camerieri. A ciascuno, in presenza dei genitori, era stato sottoposto un questionario, in cui venivano poste domande sulla natura del servizio svolto, sugli orari, sul compenso, sulla scuola frequentata, sulle calzature indossate. Nessuno aveva avuto difficoltà a spiegare che serviva ai tavoli, magari in ciabatte per stare più comodo, aggiungendo però che tutto ciò era "in aiuto a babbo e mamma" e che erano i genitori a essere soci dell'associazione che organizzava l'evento (occorrono per statuto almeno 18 anni).

La questione del compenso, anche se modesto, non era certamente indifferente proprio perché esistente. Un presidente aveva ammesso che a fine sagra avrebbe dato 50 euro ai baby-camerieri; un altro aveva confermato quella cifra per i bambini, raddoppiata invece per gli adulti. «Mi hanno promesso che a fine sagra mi daranno un tot di denaro, 20 o 30 euro», aveva detto un bambino di 11 anni. Altri avevano specificato che avevano diritto a un pasto (o a un buono per ottenerlo) o a una merenda.

Allora è un lavoro vero e proprio, non un'operazione di volontariato, avevano concluso ispettori e carabinieri. E comunque nessuno di quelli interpellati poteva dirsi "volontario", visto che di fatto veniva chiamato.

 

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