Sicurezza
«Per vigilare le abitazioni meglio un cane»
Il Sindacato autonomo dei poliziotti dice no all’esercito. L’Anpi attacca: fascismo strisciante
GROSSETO. C’è chi vuole l’esercito in città. I componenti del comitato Uniti per una Maremma migliore lo hanno detto e ripetuto mille volte. E hanno anche avviato una raccolta di firme per chiedere al ministero di soddisfare la loro richiesta.
Dall’altra parte ci sono i sindacati della polizia, che non vogliono sentirne parlare. Il primo a farsi sentire è stato Vincenzo Botti, segretario prvinciale del Siulp. Ora è la volta di Stefano Fabbrini, che rappresenta a Grosseto il Sap, il sindacato autonomo di polizia. Sono tre gli aggettivi che il sindacalista utilizza per spiegare la posizione del Sap sulla questione esercito: sconsigliabile, deleterio e inutile. «Dove è stato impiegato - dice Fabbrini - l’esercito nelle città è servito a sorvegliare gli obiettivi sensibili. A Grosseto non ce ne sono, però. Qua non ci sono posti fissi dove sostituire polziiotti e carabinieri con i militari e mettere i soldati per le strade non ha alcun senso». Il discorso di Fabbrini si spinge anche nel campo delle risorse economiche che verrebbero impiegate per questo tipo di servizio. «Alle forze dell’ordine mancano uomini e mezzi - spiega - sarebbe meglio se quei soldi venissero investiti in questo settore. Quando ci sono eventi eccezionali, come l’Expo a Milano e tra poco il Giubileo, a prestare servizio sono gli uomini delle questure e delle caserme dei carabinieri dei vari territori. E il personale a disposizione è sempre meno. Ogni quattro agenti che sono andati in pensione, ne è stato assunto solo uno e l’età media dei poliziotti è molto alta».
A Grosseto, chi ha quasi fatto un miracolo, è stato il questore Massimo Zanni. «È riuscito ad organizzare i servizi necessari per la città - dice ancora il sindacalista - con i pochi uomini e mezzi che aveva a disposizione. È su questo che bisogna insistere». Che i comitati di cittadini abbiano un ruolo importante, lo sa bene anche il sindacalista del Sap. «A Grosseto potrebbe succedere quello che fanno i membri del comitato dell’Amiata - suggerisce - Non sono state organizzate ronde che sono fallimentari, nessuno ha messo un’arma in casa perché servono solo per uccidere. E non c’è alcun bene, alcuna proprietà privata che valga la vita di una persona. Meglio prendere un cane, che dà l’allarme e fa anche compagnia».
Una posizione, quella di Fabbrini, che chiarisce molti aspetti della vicenda esercito in città. Che non piace nemmeno all’Anpi provinciale. «Grosseto ha un'antica tradizione antifascista, di cui è un esempio luminoso il partigiano Elvio Palazzoli, a cui abbiamo dedicato la nostra sezione - dicono all’Anpi - e abbiamo visto ultimamente che nella nostra città si sta creando una strisciante strategia dell'attenzione di forze minoritarie, che si richiamano al passato regime fascista, le quali mestano nel torbido, agitando a fini elettoralistici temi delicati, come la sicurezza, la questione dei migranti e dei richiedenti asilo fino alla difesa del patrimonio culturale dell'umanità. Sono questioni che implicano risposte complesse per essere risolte in un ambito democratico». Per l’Anpi il tempo della sicurezza è un tema che va affrontato con cautela. «Su queste basi l’Italia è stata trascinata in guerra - dicono - che lasciò un cumulo di rovine. Ricordiamo alle istituzioni democratiche della città la necessità continua e attenta di vigilare che tali forze non inquinino il tessuto democratico della nostra città; ricordiamo alle forze dell'ordine di vigilare che vengano rispettate le leggi, le quali vietano manifestazioni che si richiamano al disciolto partito fascista».
Francesca Gori
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google