Sicurezza
M5s ribadisce il suo no alla Tirrenica
Conclusa la due giorni dedicata alla mobilità: ambientalisti e politici per la sistemazione dell’Aurelia
GROSSETO. Si è conclusa ieri la due giorni del Movimento Cinque Stelle di Grosseto sul tema della mobilità, con cittadini e associazioni chiamati a raccolta nella sede di via Ginori. «Si tratta del primo di una serie di eventi tematici di approfondimento che fanno parte del modello partecipato per la elaborazione del programma elettorale del M5s» ha spiegato il portavoce Giacomo Gori.
Gli incontri, sia quello di giovedì che il dibattito di ieri con il capogruppo in Regione Giacomo Giannarelli, hanno seguito un format preciso, dove cittadini, comitati e associazioni hanno potuto interloquire in modo conviviale con gli esperti.
Giannarelli è stato esplicito. «Oggi siamo qua – ha detto – per costruire il programma da attuare quando andremo al governo di Grosseto, l’anno prossimo, perché le condizioni ci sono. Il primo punto sul tema del Corridoio tirrenico è dire no al pedaggio. Quella strada è già stata pagata dai cittadini e adesso non si può chiedere di pagare di nuovo. Come secondo punto vogliamo la messa in sicurezza dell’esistente senza ulteriori colate di cemento».
Concetti che il M5s ha già espresso in altre occasioni, nel dire no alle varie ipotesi di tracciato Sat. Non a caso all’iniziativa dei pentastellati erano in prima fila del comitato No Sat e di Italia nostra.
Al fianco di Gori anche il professor Corrado Poli, studioso e ricercatore sociale esperto in politiche urbane e ambientali, direttore scientifico e didattico del master internazionale in Gestione urbana sostenibile alla Iulm di Milano. Poli è stato molto chiaro nello spiegare perché non ha senso in Maremma realizzare l’autostrada tirrenica, aumentando il numero di corsie rispetto alla strada attuale. Il professore ha preso a esempio territori che hanno già fatto certe scelte, sbagliando. «Le autostrade – dice – si fanno perché si vogliono fare, il bisogno è altra cosa. Non si calcola per esempio come la realizzazione di certe opere induca a un’ulteriore crescita di una mobilità imprevista. Problemi di congestione del traffico e code esistono anche a Los Angeles dove hanno autostrade a dieci corsie. Credo che il futuro passi da un tipo di trasporto diverso: la condivisione, il servizio pubblico, la mobilità pedonale e ciclistica sul breve raggio».
Agli interventi di Poli e di Giannarelli hanno fatto seguito quelli di Walter De Santis, Michele Scola, Giulio Ripa di Meana, Nicola Caracciolo e Ubaldo Giardelli. L’avvocato De Santis, consigliere comunale a Orbetello, uno dei volti simbolo dei comitati spontanei di cittadini che vogliono difendere fette di territorio, ha ripetuto il suo fermo no.
«Negli ultimi anni – ha detto – molti amministratori locali, a partire dall’ex vicepresidente della Provincia per arrivare al sindaco di Orbetello, hanno cambiato la loro posizione. Siamo in pochi a essere rimasti sempre convinti che la soluzione migliore fosse la messa in sicurezza dell’Aurelia. Quindici anni fa come oggi. Dire sì a un'autostrada provocherebbe la distruzione delle campagne e del tessuto agroalimentare e turistico dell'entroterra orbetellano».
Giulio Ripa di Meana ha fatto un intervento tecnico, partendo dall’assunto che le autostrade si fanno per soldi, per gli interessi che ci sono dietro certe realizzazioni. Nicola Caracciolo, presidente onorario di Italia nostra e da sempre fiero oppositore del corridoio tirrenico, ha ribadito la contrarietà alla Tirrenica come autostrada. «Le motivazioni della nostra opposizione – ha detto – erano e sono: devastazione del paesaggio, consumo di territorio, costi troppo alti rispetto agli introiti previsti, danni per l'economia maremmana basata essenzialmente su agricoltura, commercio e turismo». Anche lui ha chiesto la messa in sicurezza dell'Aurelia, senza pedaggi e rispettando le sue criticità.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
