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L’idea di Sel: gessi rossi alla Bartolina

L’idea di Sel: gessi rossi alla Bartolina

Il partito vuole avviare un’inchiesta pubblica e un confronto con Tioxide e sindacati. Sabatini: «L’ipotesi Vallina non va»

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GROSSETO. Sinistra ecologia e libertà ha presentato ieri la sua proposta per iniziare un confronto sulla destinazione dei gessi rossi della Tioxide, nel corso di una conferenza stampa al circolo Arci Khorakhané di Grosseto, con Massimo Borghi, Nicola Menale, Gianluca Casini e il segretario provinciale Marco Sabatini.

La proposta alternativa riguarda il sito conosciuto come “Cava della Bartolina”. «Da tempo – spiegano i vertici di Sel – andiamo dicendo che è sempre più urgente un piano che coinvolga tutti i livelli istituzionali per rilanciare l’area industriale della piana di Scarlino dal punto di vista ambientale e anche da quello della sostenibilità produttiva e di conseguenza occupazionale. Molti mesi fa abbiamo fatto una proposta per l’inceneritore di Scarlino Energia, che abbiamo messo nero su bianco in una mozione depositata in consiglio regionale. A oggi presentiamo un’altra proposta che riguarda la vicenda dello stoccaggio dei gessi rossi provenienti dall’impianto Tioxide di Scarlino, una questione aperta da anni».

L’intenzione di Sel è quella di vagliare l’idea attraverso lo strumento dell’inchiesta pubblica, ma anche con l’azienda, i lavoratori e le sue rappresentanze, con le istituzioni locali e regionali.

Come è noto, negli ultimi dieci anni, il sito di stoccaggio ipotizzato per i gessi rossi è stata la cava della Vallina, nel comune di Gavorrano. «Noi – ha detto l’ex sindaco di Gavorrano Massimo Borghi – siamo fermamente convinti che quella soluzione, la Vallina, sia la peggiore per i cittadini e per il territorio, visto in particolare la vicinanza del sito a un centro abitato (la frazione di Filare). La mole di gessi rossi da stoccare darebbe vita a un passaggio quotidiano di 70 automezzi pesanti, dall’impianto di Scarlino alla cava e viceversa, insostenibile per la viabilità di un piccolo centro abitato, posto tra l’altro nel cuore del geoparco delle Colline Metallifere».

Prima di lanciare questa battaglia Sel ha sentito i sindacati, le rappresentanze dei lavoratori dell’area del Casone e perfino l’azienda. L’individuazione della Bartolina potrebbe superare anche i problemi derivanti dal trasporto su gomma, «perché i gessi si potrebbero trasferire su treni merci che dal Casone arrivano su linee ferroviarie già operative e funzionanti fino alla stazione di Giuncarico e da lì alla Cava della Bartolina».

La vecchia cava della Bartolina è un’enorme buca in un luogo lontano dai centri abitati (il paese più vicino è Ribolla), potenzialmente raggiungibile su rotaia. Nella nuova Cava della Bartolina ci lavora una quindicina di persone, la cui occupazione deve essere salvaguardata, oltre al fatto che vi si estrae un materiale strategico usato per le ripiene ferroviarie, materiale non facilmente reperibile.

«Sel – dice Sabatini – chiede alla Tioxide e alle istituzioni nazionali e regionali, così come a Ferrovie dello Stato, di investire per una soluzione di questo genere, una soluzione definitiva che dia certezze e continuità al lavoro nel nostro territorio flagellato purtroppo da tante crisi aziendali».

Infine l’apertura politica: “Si riprenda la parola sul tema dei gessi rossi – conclude Sabatini – e si facciano tavoli più vicini al territorio interessato. Non siamo portatori di verità assolute ma crediamo che attraverso il confronto ed il dialogo si possa arrivare alla giusta soluzione». (g.b.)

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