Sicurezza
Eremita di Scarlino, i genitori sono in Italia per cercare il figlio creduto morto
Arrivano dalla Spagna e batteranno palmo a palmo i boschi. L'uomo intanto ha fatto perdere le proprie tracce
SCARLINO. Sono arrivati questa mattina, sabato 7 novembre, alle 11 all'aeroporto di Fiumicino e nel primo pomeriggio saranno a Scarlino per cercare di riaprire una storia che pensavano chiusa da dieci anni.
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I genitori di Carlos, l’eremita di Scarlino, sono partiti subito da Bilbao dopo aver letto la notizia su Il Tirreno, grazie alle associazioni di volontariato che si occupano di persone scomparse, e sono arrivati in Italia per parlare con chi lo ha incontrato.
Cercheranno di parlare con il capo operaio delle Bandite di Scarlino, il primo a chiedere le generalità all’eremita dopo l’incontro con i due fungaioli. Con lui e con chiunque altro lo abbia incrociato dentro quei boschi in cui Carlos si era costruito un rifugio di solitudine, così come aveva scelto per la sua vita. «Non voglio vivere tra la gente» ha spiegato al capo operaio. «E ora che mi avete scoperto me ne andrò». Infatti, dopo due giorni, ha chiuso la tenda e ha spostato il suo accampamento nomade, ma è difficile sapere dove.
Che Carlos vivesse nei boschi scarlinesi da diversi anni è acclarato, come dimostra l’incontro con gli appassionati di mountain bike, avvenuto cinque anni fa. Lui ha detto di vivere lì dal ’97, stesso anno in cui è fuggito da Bilbao e dai genitori, ma è impossibile dimostrare che sia stata così lunga la sua permanenza a Scarlino. Dubbi che i genitori stessi sono arrivati per chiarire: loro sono pronti sin da oggi a mettersi sulle tracce del loro figlio, in mezzo al bosco, grazie anche all’aiuto di esperti attrezzati.
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