Il Tirreno

Grosseto

C’era una volta il baseball

di Maurizio Caldarelli
C’era una volta il baseball

Dopo l’uscita dall’Ibl i biancorossi rischiano ora di lasciare il panorama nazionale

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GROSSETO. C'era una volta Grosseto, la “città del baseball”. Per amore di uno sport che assomiglia tanto ai quattro cantoni, il gioco dei nostri nonni, il Bbc, cinquant’anni fa, si tolse il fango di dosso pur di onorare la promozione nella massima serie, conquistata pochi giorni prima della drammatica alluvione del 4 novembre 1966. Mezzo secolo dopo, nell’anno in cui Kansas City, la città americana che lo scrittore Luciano Bianciardi accostò alla sua piccola Grosseto, conquista il titolo di campione del mondo, la Maremma biancorossa è a un passo dalla scomparsa dal panorama nazionale.

Mario Mazzei, l’allenatore della storica vittoria del Bbc nel 1966, è uscito di scena dopo aver dato vita ad un progetto, nell’inverno 2014, che partendo dalla serie A federale (il bilancio è comunque ottimo: uno scudetto e una finale persa alla quinta partita), doveva far tornare il batti e corri locale a competere con le big nazionali. Indispettito da qualche parola di troppo detta da chi doveva sostenerlo, travolto da conti di bilancio sempre più insostenibili, al punto da lasciare tecnici e giocatori senza gli ultimi due mesi di stipendio, il presidente della Grosseto Baseball garantisce ora solo la chiusura della convenzione (31 gennaio), anche per riprendere il saldo delle spese anticipate per la gestione dello Jannella e dello Scarpelli.

L’ex direttore sportivo Alessandro Boni e il presidente onorario Paolo Borghi, invece, non hanno onorato la promessa fatta il 29 settembre di riportare la squadra nell’Italian Baseball league e i giocatori sono andati via.

«Questa crisi del baseball grossetano – dice il presidente provinciale Fibs Vladimiro Capecchi – è vissuta purtroppo con disinteresse e abulia dalla tifoseria ed anche la politica, che invece si è adoperata per salvare il calcio, è completamente assente. La colpa è sicuramente di quello che è successo negli ultimi quattro anni, di gestioni senza un’idea, soldi buttati via senza costruire nulla. Promesse mancate, errori, dirigenti inadeguati e litigi continui hanno finito per allontanare anche il più appassionato degli sportivi. Grosseto per trent’anni è stato un’isola felice, un punto di riferimento e il baseball ha prodotto soddisfazioni e spettatori, sicuramente più del pallone».

«Sta finendo tutto – prosegue Capecchi – perché non si è mai riusciti a lavorare in sinergia, ognuno ha continuato a pensare a casa propria. In questi mesi si sta registrando un proliferare di scuole baseball. Ma con quale scopo, di far crescere i ragazzi o per incrementare le misere casse societarie? A questo baseball manca una guida, un riferimento da seguire ed un progetto serio, da portare avanti negli anni per costruire qualcosa».

Il 23 novembre 2013, nella sala delle statue del museo archeologico, nacque, con la benedizione del vicesindaco Paolo Borghi, il Progetto Grosseto Bc, che riuniva le cinque società provinciale sotto un unico tetto. Un tentativo andato purtroppo a vuoto.

«La franchigia non ha mai operato – dice l’avvocato Massimo Ceciarini, presidente dell’organismo – ognuno ha continuato a muoversi per conto suo. E questi litigi, divisioni hanno deluso e allontanato chi, ai vari livelli, ha cercato la collaborazione delle altre società per costruire qualcosa insieme».

Tre anni fa Beppe Massellucci, il più grande battitore uscito da florido vivaio del Bbc Grosseto, provò a rimettersi in gioco per dare nuova linfa ad un movimento in difficoltà, ma dopo qualche mese uscì di scena sbattendo la porta e adesso guarda sconsolato dalla finestra: «Siamo tornati a livelli amatoriali, con un’involuzione in termini di pubblico e di sponsor: negli anni 70 e 80 c’erano 500 tesserati, oggi si arriva a malapena a cento. Abbiamo perso una generazione di tifosi: quelli che trenta-quarant’anni fa erano giocatori dovevano rimanere in questo mondo come tecnici, arbitri o anche sponsor. L’unica forza degli sport minori sono i tesserati e bisognerebbe far di tutto per incrementarli, non accontentarsi di averne dieci per ogni categoria».

Massellucci non nasconde la sua amarezza: «Quando vedo i miei ex compagni di squadra Riccardo Luongo e Marcello Verni ci auguriamo di rivedere lo stadio pieno, ma auspichiamo anche che non venga fatta una rotatoria al posto dello stadio Jannella».

«I grossetani – conclude il numero 44 più amato da chi segue il baseball – hanno ancora nel cuore questo sport: in tanti hanno fatto le ore piccole per assistere alle World Series americane. Facciamo qualcosa anche per loro e non aspettiamo che il ricordo diventi nostalgia».

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