Il Tirreno

Grosseto

Palazzo Boman va all’asta

di Francesca Ferri
Palazzo Boman va all’asta

Nuovo stop per il condominio di lusso, fermo dal 2012. Ma c’è un piano B

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GROSSETO. Doveva essere l’operazione immobiliare che avrebbe dato un volto nuovo a uno degli angoli più strategici del centro storico, l’anello che circonda le Mura e che lambisce il bastione Garibaldi. E invece, tre anni dopo la scadenza fissata per il taglio del nastro, il cantiere è fermo, lo scheletro dell’ex garage Falloni, poi Blockbuster, è ancora lì e quello che è stato costruito del palazzo Boman – trentatré appartamenti di lusso e una galleria commerciale di collegamento tra via Bonghi e viale Manetti, dal cui acronimo prende il nome – va all’asta.

La cancelleria per le esecuzioni immobiliari del Tribunale di Grosseto fissa per il 10 novembre la vendita senza incanto dei due lotti di cui si compone il complesso immobiliare – in parte già realizzato, in parte ancora da fare – dopo che l’asta dello scorso 13 maggio è andata deserta. Il prezzo base per l’intero complesso è 6 milioni di euro: 4 per il condominio e 2 per l’area dell’ex Blockbuster.

Un nuovo ostacolo, dunque, blocca il cammino di una delle operazioni edilizie più importanti degli ultimi anni in centro storico, operazione da 10 milioni di euro, avviata dalla società Pan.Re, della famiglia Panicci e D’Aietti, che nel 2008 ha comprato il patrimonio esistente dalla famiglia Falloni.

Già nel 2012 il cantiere fu bloccato dalla Soprintendenza a lavori avviati perché, nonostante il regolare permesso a costruire rilasciato dalla Commissione edilizia integrata del Comune, dopo mezzo secolo la Soprintendenza decise di estendere un vincolo (già esistente per alcuni edifici della fascia intorno alle Mura) anche a quel palazzo. La Pan.Re dovette presentare un nuovo progetto, completamente diverso, che prevedeva per il condominio che si sarebbe affacciato sulle Mura una facciata terrazzata a scalare al posto di quella perpendicolare al terreno inizialmente progettata.

La riprogettazione obbligò a uno stop dei lavori di oltre un anno e mezzo. E da lì sono iniziati i guai che hanno poi portato il costruendo immobile all’asta. «Era un momento delicato per il mercato immobiliare – spiega Marco Panicci, amministratore delegato della Pan.Re – il momento più caldo della crisi nella storia italiana. In quel contesto, con il cantiere fermo, uno dei precedenti proprietari, che doveva avere 300.000 euro, chiese di saldare il pagamento. Io, pur avendo molti interessati all’acquisto, non sapevo quando sarebbe ripartito il cantiere e avevo difficoltà a chiudere la transazione. Così lui ha chiesto l’esecuzione».

In questi casi, tutti coloro che vantano un credito si “accodano” perché, in caso contrario, non avrebbero diritto a riscuotere i loro crediti. Fu la prima tessera del domino a cadere. «Visto il blocco del cantiere – prosegue Panicci – le persone interessate all’acquisto comprensibilmente si fermarono». Le stesse agenzie immobiliari Abitare e I Desideri, incaricate delle vendite, sono ferme. «Prendiamo solo i nominativi, ma nessun appartamento è stato venduto. A tutela dei clienti e anche del nostro buon nome non possiamo fare altro», dice Luca Desideri dell’omonima immobiliare.

Allo stesso tempo il Monte dei Paschi, dove avevamo acceso un mutuo da 13 milioni di euro, a tutela del proprio interesse ci bloccò l’erogazione di 6,5 milioni che dovevamo avere. Per di più l’imprenditore grossetano che doveva acquistare 300 metri quadrati nella galleria commerciale si è ritirato pure lui: il contratto è stato risolto un anno e mezzo fa. E anche quello per noi è stato un grosso danno».

Ma quel che più brucia, per Panicci, è l’ultima tessera del domino. «Il Comune di Grosseto, che è l’unico responsabile di questa situazione, nonostante avesse già avuto la parte degli oltre 900.000 euro di oneri di urbanizzazione che all’epoca doveva riscuotere, venne a chiederci altri 190.000 euro quali interessi di mora. È vero, era previsto dagli accordi. Peccato, però, che il blocco del cantiere e tutto quello che ne è seguito è stato provocato, secondo noi, solo dal Comune che ci ha dato un permesso, attraverso la Cei, poi bocciato dalla Soprintendenza. Questo ci ha causato un danno enorme del quale al momento, per velocizzare i tempi, non abbiamo chiesto conto. Va da sé che alla fine di questa vicenda anche noi ci muoveremo per tutelare i nostri diritti, in primis con il Comune, ma non solo».

La fine della vicenda, appunto. Ma quando finirà? L’11 novembre con la seconda asta? Panicci non ne è convinto. «L’esecuzione immobiliare in sé non ha molta logica – spiega – perché a monte delle stime quell’edificio allo stato attuale non vale più di 6 milioni di euro. Solo il Mps vanta un credito di 8 milioni di euro e quindi, se anche venisse veduto all’asta, il denaro andrebbe comunque tutto alla banca e ai creditori». Compreso quello che ha promosso l’esecuzione per 300.000 euro.

«La nostra strategia adesso è di aspettare gli esiti di questa seconda asta – prosegue l’ad – Nel frattempo, infatti, abbiamo ricevuto una generosa offerta da una grossa realtà toscana che si è mossa per comprare tutti i blocchi a patto che venga completata l’intera costruzione. Con la consulenza dell’avvocato Antonio Politani di Firenze abbiamo accettato: se l’asta dell’11 andrà deserta, andremo dal comitato dei creditori, che sanno già che dall’esecuzione non prenderanno niente, e offriremo loro una percentuale del loro credito. Fatto ciò, chiederemo al giudice lo stop dell’esecuzione».

Occhi puntati, dunque, su mercoledì 11 novembre. A quel punto si saprà quale destino attende il futuro palazzo Boman.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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