La manifestazione
Aspetta tredici anni per una risposta
Agente chiede il trasferimento: serve l’ok del Viminale Dopo cinque ricorsi si rivolge al Tar, il giudice gli dà ragione
GROSSETO. Tredici anni. Tredici anni sono 156 mesi, passati aspettando una risposta dal ministero dell’Interno. Un sì o un no. Tredici anni che ora sembrano essere finiti grazie ai giudici del Tar di Firenze (Armando Pozzi, Bernardo Massari e Pierpaolo Grauso) che obbligano il Viminale a spiegare il perché di questo silenzio ma anche a dire a un poliziotto della questura se potrà tornare o meno a lavorare alla postale, così come aveva richiesto, appunto, 13 anni fa.
A seguire la vicenda di Alessandro Giorgetti, assistente capo di 54 anni in servizio alle volanti, sono stati gli avvocati Raffaella Bonsangue e Franco Mugnai, che nel 2013 hanno deciso di chiedere l’intervento del Tar per venire a capo di questa situazione. E un risultato è arrivato: grazie alla sentenza emessa dal tribunale amministrativo, il poliziotto potrà finalmente sapere, in tempi brevi (il Ministero ha un mese di tempo per rispondere) se potrà riprendere servizio alla postale o se dovrà aspettare la pensione alle volanti.
«Ormai ho 54 anni - dice l’assistente capo - e avrei anche potuto lasciar perdere. Ma ho deciso di andare fino in fondo, almeno per avere una risposta». Giorgetti aveva lavorato alla postale dal 1995 al 1998, anno del suo trasferimento alle Volanti. Faceva le scorte ai furgoni delle poste e nel corso del tempo ha preso diversi brevetti informatici. «Nel 2002 ho chiesto di tornare al mio posto - aggiunge - ma non ho mai ottenuto una risposta da parte del ministero». Perché tutta la vicenda che ha come protagonista l’assistente capo ruota intorno allo scorrere del tempo: mesi e mesi senza alcuna risposta. E di ricorsi, lui ne ha presentati quattro prima di rivolgersi al Tar.
«Ora spetta al ministero dare una risposta - dice l’avvocato Franco Mugnai - Il Tar ha riconosciuto il nostro ricorso come fondato e il Viminale dovrà rispondere entro trenta giorni dalla pubblicazione della sentenza. E dovrà anche motivare, in caso di diniego, il perché di questa decisione».
Giorgetti, dal canto suo, non si fa troppi film. «Probabilmente non tornerò alla postale - dice - ma almeno avrò una risposta e saprò anche il perché di questa decisione».
Tredici anni di silenzio, tredici anni durante i quali l’assistente capo si è avvicinato giorno dopo giorno alla pensione che arriverà tra cinque o sei anni. Mesi che l’uomo vorrebbe passare alla postale. Il Viminale, quindi, deve decidere. E questa volta, dovrebbe anche farlo in fretta.
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