Sicurezza
Terremoti dopo i pozzi Pereta chiama Staufen
Il Comitato per la tutela del paesaggio si batte contro l’ipotesi di un impianto «Nel paese tedesco la terra trema da anni a causa delle trivellazioni»
MAGLIANO. Due mesi e mezzo dopo la fine della moratoria che, da metà febbraio a metà agosto, ha bloccato la possibilità per le società private di ottenere permessi per scavare pozzi esplorativi preliminari a eventuali futuri impianti (si veda il box a destra), la geotermia torna a spaventare i comitati che, in provincia di Grosseto, si battono per difendere il territorio dalla costruzione di nuove centrali. Nella piccola e deliziosa Pereta, paesino da favola nel comune di Magliano, la paura ha spinto il locale Comitato per la tutela del paesaggio a chiedere lumi addirittura in Germania, e in particolare al sindaco di Staufen – borgo nella Foresta Nera, 7500 abitanti in tutto – per capire gli eventuali effetti che potrebbe avere la trivellazione del terreno alla ricerca di fluido utile per produrre energia geotermica. Ma la risposta è stata tutt’altro che rincuorante.
Il precedente. Dopo il terremoto dell’Emilia Romagna del 2012 che causò la morte di sette persone e portò distruzione in decine di paesi, la commissione scientifica Ichese, istituita dal capo della Protezione civile, concluse che «non si può escludere» che il sisma sia stato innescato dall’attività di uno dei pozzi geotermici del territorio. Da anni i comitati contrari allo sfruttamento indiscriminato della risorsa geotermica lanciano l’allarme sui rischi, in alcune zone geologicamente predisposte, derivanti dallo scavo dei profondi pozzi.
Le ricerche a Magliano. È il timore che attanaglia anche il Comitato per la tutela del paesaggio di Pereta, un gruppo di cittadini che si battono per scongiurare la costruzione di una centrale geotermica a ciclo binario nel comune di Magliano. Il progetto è stato presentato dalla società Futuro energia che ad agosto 2011 ha chiesto un permesso di ricerca esteso anche a parte del territorio comunale di Scansano e Orbetello.
Nell’ambito delle ricerche la società prevede di perforare almeno un pozzo di massimo 250 metri di profondità, localizzato in una piazzola di circa 200 metri quadrati dotata di sonda, aste di perforazione e vasca fuori terra per lo stoccaggio del fluido di circolazione. Le attività di perforazione dureranno presumibilmente quattro settimane; le successive misure termometriche fino ad un massimo di cinque, sei mesi. Se poi il fluido si trovasse e la Regione desse l’ok alla costruzione della centrale, i pozzi potrebbero moltiplicarsi.
Telefonata alla Foresta Nera. La prospettiva spaventa il Comitato per la tutela del paesaggio di Pereta. Oltre al danno ambientale, i cittadini che compongono il comitato guardano con preoccupazione proprio l’eventualità che, in alcuni casi, il traforo del sottosuolo per scavare pozzi geotermici possa innescare terremoti (più o meno lievi). E sono andati a documentarsi direttamente da chi, dopo lo scavo di un pozzo geotermico alcuni anni fa, si è visto crollare mezzo paese, ovvero Michael Benitz, sindaco della cittadina tedesca di Staufen, un centro storico di eccezionale bellezza che si lecca ancora le ferite delle conseguenze provocate dalle perforazioni ad uso della geotermia effettuate otto anni fa.
Microterremoti a Staufen. «Abbiamo contattato il sindaco di Staufen, Michael Benitz, qualche settimana fa», spiega Enrico Fletzer, uno dei componenti del Comitato di Pereta. «Da alcuni anni il loro territorio è sottoposto a dei micro-terremoti con danni per decine di milioni di euro. Abbiamo letto la vicenda su Internet e, dopo aver preso contatti telefonici, gli abbiamo inviato alcune domande via email per vederci chiaro, e lui ci ha risposto».
L’intervista ha confermato quello che le cronache tedesche hanno raccontato per anni. «L’amministrazione comunale intendeva riscaldare e raffreddare due edifici e per questo ha fatto trivellare il sottosuolo con sette sonde geotermiche – spiega Fletzer – Purtroppo, probabilmente per lo meno una delle sonde non era correttamente riempita, non era a tenuta stagna, cosicché l’acqua è potuta risalire dagli strati più profondi in un ambito di sorgiva e il terreno si è rigonfiato. Alla sommità si è verificato un innalzamento del terreno di oltre 50 centimetri. Si sono verificati dei danni per oltre 250 case con un preventivo totale potenziale dei danni stimati di circa 50 milioni di euro». Un errore, dunque, ma che continua a provocare danni anche oggi, a distanza di otto anni. «Il paese si muove», scriveva appena lo scorso marzo la testata online Stuttgarter Nachrichten. «Secondo quanto ci ha risposto il sindaco – prosegue Fletzer – la popolazione non era stata informata». Pereta, invece, si vuole informare e vuole informare sui rischi possibili. Il comitato risponde all’indirizzo email comdifesaterritorio@gmail.com.
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