Italia
Rombai: «Vi spiego perché serve l’Esercito»
GROSSETO. «La sicurezza è come il pane e l’acqua: serve nel quotidiano, subito». Così la pensa Tiziano Rombai (Lega Nord Grosseto), che ricorda che non è un caso se ci sono tanti grossetani che...
GROSSETO. «La sicurezza è come il pane e l’acqua: serve nel quotidiano, subito». Così la pensa Tiziano Rombai (Lega Nord Grosseto), che ricorda che non è un caso se ci sono tanti grossetani che firmano in piazza Rosselli - la raccolta va avanti fino a dicembre - per avere più sicurezza.
Rombai ricorda che «le forze dell'ordine sono ormai all'osso, non essendoci stato un turnover: l'età media è di 40 anni, gli uomini sono pochi, le auto obsolete, le uniformi contate, gli stipendi miseri. Non sono nemmeno tutelati, anzi è stato introdotto il reato di tortura psicologica nei confronti degli operatori. A loro va comunque un ringraziamento per quello che fanno».
Ma secondo l’esponente della Lega «se ci fosse in aiuto l'Esercito, sicuramente ci sarebbero più risultati degni di nota, con più sicurezza. Le forze dell'ordine non farebbero la balia a nessuno: basta pensare che gli uomini del Savoia spesso, in teatri di guerra contro la lotta ai terroristi, hanno la capacità di fare loro stessi il controllo del territorio. In altre città, i militari già ci sono e tutti sono più tranquilli: non è il caso di interrogarsi se hanno o meno armi adeguate o mettendo in dubbio la loro capacità. Non dovrebbero pattugliare da soli: non sono agenti di polizia giudiziaria, sono agenti di pubblica sicurezza, ma comunque non intralcerebbero in nessun caso le investigazioni».
Rombai, che è stato segretario di un sindacato di polizia, critica quel sindacato che ha denunciato «la carenza di auto, uniformi, uomini e benzina ma ha poi contestato chi raccoglie firme per ottenere più sicurezza con l'ausilio dei militari. Il sindacalista dovrebbe insieme al proprio sindacato generale fare unione con altri sindacati di Polizia, e occuparsi di tutti quei diritti che dovrebbero avere gli operatori di polizia, da sempre disattesi».
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