Il Tirreno

Grosseto

NEL PIENO DI DIATRIBE FARSESCHE QUELL’IMMAGINE MALE NON STA

di STEFANO ADAMI

di STEFANO ADAMI È il giorno dei segni e segnali dei Beati Paoli. Cos’è successo? Un Paolo, il Ruffini, approda nelle scorse ore a Grosseto per natalizie circostanze professionali. In Comune. S’incont...

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di STEFANO ADAMI

È il giorno dei segni e segnali dei Beati Paoli. Cos’è successo? Un Paolo, il Ruffini, approda nelle scorse ore a Grosseto per natalizie circostanze professionali. In Comune. S’incontra col sindaco e il di lui vice e nasce subito lo scherzo. Illuminazione: prendi la fascia, vai alla finestra e surgi (alla maniera di un Pontefice). Ruffini _ con la prontezza alla beffa di un liceale arruffone d’ultimo banco cresciuto più a Vernacoliere che a Virgilio _ coglie la fascia al balzo, ci s’infila dentro e zac, ecco la foto un po’ ruffiana del Ruffini («Ti garberebbe scendere in campo, eh?»).

Un altro Paolo, il Borghi, coglie a sua volta l’immagine al volo. E la lancia via social con la didascalia «Abbiamo il candidato!» (ancor più vaticana... certo a metterla in latino, quella didascalia, suonava forse ancor meglio).

Con le polemiche delle ultime settimane, le diatribe, le discussioni e guerre un po’ farsesche sui candidati in pectore, la foto _ volente o suo malgrado _ tanto male non ci sta.

Ma dov’è finita la proverbiale serietà dei comici, specie dei comici italici? Negli ultimi anni, naturalmente, è diventata inversamente proporzionale alla comicità dei politici. Certo, parlando di comici e intrattenitori prestati alla politica, correrebbe l’obbligo ferreo d’interpellare Silvio e Forza Italia e il M5S. E poi, come dimenticare lo storico discorso di George Bush figlio sulla minaccia terroristica agli Usa? Bush si presentò al Senato statunitense dicendo: «Sappiamo che ci sono persone che vogliono distruggere l’America. E noi facciamo lo stesso». Diceva la verità, il povero George.

E quel nostro primo ministro che, non sapendo come concludere un asmatico discorso veneziano in Inglese sulle tecnologie digitali, che ormai se n’era andato per conto suo (il discorso così come l’Inglese), si butta sul classico: «Beh... Nau is taim tu lanch?» («Allora... ragazzi... seriamente.... chi aveva ordinato la carbonara?»).

Ma eravamo al Ruffini fasciato sul balcone. Forse meglio continuare a cercare il candidato, va’.

. *Scrittore

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