Il Tirreno

Grosseto

È ancora protesta a Roccastrada

di Gabriele Baldanzi
È ancora protesta a Roccastrada

Occupata simbolicamente una strada poderale: sotto accusa sovraffollamento e feddo. Il sindaco: «Qualcosa va cambiato»

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GROSSETO. Stavolta la protesta è scoppiata a colazione. I profughi africani ospiti nell’ex casa dell’amore, a Roccastrada, già nervosi da qualche giorno, hanno inscenato ieri mattina una sorta di blocco in via della Tana, la strada che conduce al residence, trasportando davanti alla struttura una brandina e due enormi sassi. Il modo più semplice per reclamare un po’ di attenzione. Hanno chiesto di parlare col sindaco Francesco Limatola (nella foto, il primo ad arrivare) e poi con i vertici dell’associazione Partecipazione e Sviluppo, che gestisce questa e altre strutture sul territorio. Le urla di rabbia per il trattamento riservato si sono abbassate nel momento in cui è stata percepita disponibilità al dialogo. Sul posto sono giunti i vigili urbani e due pattuglie dei carabinieri, con il capitano Luigi Perri. La protesta, come detto, è rientrata, ma questo ennesimo episodio di insofferenza ha prodotto effetti. Ci saranno novità, a partire dal numero degli ospiti, che oggi sono oltre 40. Troppi.

Una delegazione di immigrati è salita in municipio, ha parlato con il sindaco e con Matteo Tronchetti (non c’era Luciano Fedeli), ottenendo rassicurazioni e un cambio di rotta rispetto alle condizioni di vita nel centro di accoglienza. Di cosa si lamentano i profughi è presto detto: «C’è freddo negli appartamenti _ hanno spiegato i ragazzi in un inglese stentato _ il cibo è sempre lo stesso (pasta e riso conditi con acqua e carote, niente olio), gli spazi sono ristretti, i servizi igienici non adeguati». Insomma un’ospitalità offerta raschiando il fondo del barile.

Limatola e Tronchetti hanno compiuto un sopralluogo con alcuni dei ragazzi. Sono state mostrate loro delle stufette, i bocchettoni che non funzionano, le cucine e altri ambienti. Pare di capire che l'obiettivo della sollevazione dei giovani africani è la gestione a livello locale. Più o meno le stesse cose già lamentate un mese fa, sempre a Roccastrada, e poi alla Castellaccia.

«La Prefettura è informata su tutto quello che è già accaduto e che sta succedendo _ precisa Limatola _ mi sono fatto un’idea precisa di come stanno le cose e l’ho esposta al responsabile dell’associazione Partecipazione e Sviluppo, arrivato apposta da Lucca. I ragazzi, ormai, li conosco uno per uno. Abbiamo chiaro chi è il leader, quali sono i facinorosi, chi si comporta molto bene, chi benino. Posso assicurare che non pretendono soldi, cellulari o altri benefit. Chiedono l’essenziale e ogni volta che gli è stata chiesta disponibilità si sono prestati volentieri».

I primi 15 migranti furono assegnati a Roccastrada dalla Prefettura nell’aprile scorso, poi si è andati a regime con le ondate successive. Qui l’amministrazione comunale aveva vagliato alcune soluzioni idonee per offrire ospitalità, indirizzando poi gli imprenditori interessati (Roghi e Stoduto) su un apposito bando. Ma non tutto è filato liscio nei primi sei-sette mesi di accoglienza. Al 1º ottobre si contavano nove fughe (i sudanesi fuggiti tutti insieme per raggiungere il Nord Europa), tre diffide e due espulsioni. Non solo. Qualche criticità era stata registrata anche con il personale, tanto è vero che a settembre Partecipazione e Sviluppo aveva ripreso in carico la gestione di tutti i servizi (ristorazione compresa), precedentemente affidata a terzi con un contratto delegato.

Adesso l’ennesima bega. Limatola ha una proposta: «In questi mesi non ci siamo occupati direttamente dell’accoglienza. Io credo che adesso occorra passare dall'attuale modello _ fortemente centralizzato nelle mani del Ministero dell’Interno e delle prefetture, indubbiamente idoneo nelle fasi di emergenza, limitate nel tempo _ a una fase di accoglienza integrata in cui i Comuni devono essere coinvolti per governare un fenomeno che definirei strutturato».

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