Il Tirreno

Grosseto

Guerra del biogas Sacra tenta la carta dell’ultimo ricorso

di Elisabetta Giorgi
Guerra del biogas Sacra tenta la carta dell’ultimo ricorso

Capalbio: il Consiglio di Stato aveva dato ragione al Comune Ora la società punta a far “revocare” la sentenza dei giudici

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CAPALBIO. La vicenda del biogas a Capalbio pareva chiusa ma così non è, almeno nelle intenzioni della società Sacra che ha deciso di tentare un’ultima carta e far ricorso “per revocazione” contro la sentenza del Consiglio di stato che le aveva dato torto imponendo l’ultimo stop alla centrale a biogas.

L’ultimo giudizio amministrativo, con sentenza 1167/2015, aveva infatti accolto l’appello del Comune di Capalbio (assistito dall’avvocato Alessandro Antichi) e della Provincia di Grosseto (avvocato Alessandro Botto) annullando la richiesta di maxicondanna al risarcimento del danno in favore della Sacra (che deve anche pagare le spese legali).

Sull’annosa questione dell’impianto a biogas di Origlio, insomma, i giudici dell'ultimo grado avevano dato ragione a Comune e Provincia ribaltando l’ultima sentenza del Tar che disponeva - per le amministrazioni chiamate in causa - Comune di Capalbio e Provincia di Grosseto - un milionario rimborso dei danni.

Ma se a questo punto gli enti avevano tirato una boccata d’ossigeno e la faccenda pareva un capitolo chiuso, si apre invece un nuovo scenario perché Sacra ha deciso di tentare un’ultima strada. Quella del ricorso amministrativo “per revocazione” per il quale la società si è affidata agli studi dell’avvocato Gracili di Firenze e di Angelo Clarizia di Roma.

Il Comune di Capalbio, da parte sua, ha affidato l’incarico all’avvocato grossetano Alessandro Antichi. «Il ricorso per revocazione - spiega Antichi - è un mezzo straordinario di impugnazione che si fonda sull’affermazione di un errore revocatorio, dunque un errore di fatto e non di giudizio».

Da parte di Sacra, secondo Antichi, si tratterebbe di «una mossa estrema e, ad avviso del Comune di Capalbio, del tutto priva di prospettive. Un modo - spiega il legale - per mantenere in piedi una questione ormai chiusa deducendo che la sentenza del Consiglio di Stato sia sbagliata perché tiene conto di fatti che sarebbero inesistenti». In particolare il fatto che nel progetto originario «non era previsto il sistema di smaltimento dei residui della digestione del digestato».

Sul fronte opposto, non è stato possibile avere informazioni dalla società. Contattato a Roma per telefono, l’avvocato Clarizia - che assiste Sacra - ha risposto di non voler rilasciare alcun commento.

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