Il Tirreno

Grosseto

Quando si correva sulla ballerina

Quando si correva sulla ballerina

Storie di macchine di un passato glorioso. «E guai se uno bruciava il tappo!»

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GROSSETO. Oggi basta premere un tasto e la macchina si accende: questione di pochi minuti, al massimo. «Eh no, un tempo non era così. Se dovevo partire alle 6, sa quando andavo in stazione? Alle 4: c'era da preparare la locomotiva».

Azelio Fani è uno dei vecchi macchinisti-fuochisti colleghi di Frido: anche lui ha conosciuto l'epoca del vapore. «E' un'epoca durata fino agli anni Settanta. Tra il 1972 e il 1975 andavano ancora sulla linea di Siena. Poi la macchina venne tenuta solamente per le manovre in stazione. Era la 740. Ma la più celebre era la 625. Sa come era chiamata? La "ballerina", la "signorina", perché scodava - e sorride - A novanta all'ora, con cinque vetture e il bagagliaio per i passeggeri era perfetta...».

Azelio riapre l'album dei ricordi su quegli angusti locali davanti al fuoco: «C'era una tecnica precisa, si chiamava 'battere la pala': consisteva nel disporre il carbone a ferro di cavallo sulla grata, utilizzando la pala, appunto: se il carbone era al centro non bruciava, o comunque non bruciava bene perché mancava l'ossigeno, e il motore non rendeva». Occhio e manualità, valutazione ed esperienza: chi faceva quel lavoro doveva sviluppare un'attenzione non comune.

«Chi faceva bruciare il tappo era marchiato a vita: era un'onta». Che vuol dire? «Sulla sommità del forno c'era un tappo in piombo, che separava dal locale della caldaia dell'acqua. Se la temperatura del forno non era quella giusta, se era troppo elevata, il calore squagliava il piombo e dalla caldaia precipitava il vapore acqueo, che finiva per spegnere il fuoco. E il treno si fermava».

(p.s.)

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