Il dolore
«Meno abbattimenti uguale meno danni»
Caccia: Bottinelli (Lav) interviene sull’uccisione dei cinghiali e cita i dati della Regione Toscana
GROSSETO. Giacomo Bottinelli, consigliere nazionale della Lav, torna sulla recente apertura della caccia al cinghiale in Maremma, a cui domenica Il Tirreno aveva dato risalto con un ampio servizio, raccontando le difficoltà di gestione degli ungulati, le nuove regole, la passione e l’indotto che scaturiscono da questa disciplina.
«Ho letto di minoranze all’interno della società che hanno approcci emotivi, scarse conoscenze scientifiche e disinformazione. Ecco, io in questo identikit ci riconosco proprio i cacciatori. E non altri…».
«Gli italiani contrari alla caccia – prosegue Bottinelli – sono sempre di più e secondo Eurispes si attestano intorno all’80%. Non sono certo una minoranza, quindi, mentre i cacciatori in Italia sono intorno all’1%, ma per la propria passione fanno pressioni politiche spropositate inducendo gli amministratori a scelte sbagliate e dannose per tutti».
Poi arrivano alcune considerazioni tecniche: «E’ un fatto che il Piano faunistico venatorio provinciale di Grosseto attribuisca proprio alla caccia in braccata buona parte della responsabilità nella proliferazione e diffusione dei cinghiali. E invece ci si preoccupa sempre di favorire i cacciatori come una sorta di categoria da tutelare. Dagli ultimi dati ufficiali della Regione Toscana risulta infatti una correlazione stretta tra il calo degli abbattimenti e il calo dei danni. In Toscana nei cinque anni dal 2009 al 2013 i minimi di danni da cinghiali si sono avuti proprio quando il numero di abbattimenti è stato minore (70mila cinghiali uccisi nel 2009 per 962mila euro di danni e 67mila cinghiali uccisi nel 2013 per 1milione e 32mila euro di danni). Al contrario il 2008 con 86mila cinghiali uccisi ha contato quasi 1 milione e 600mila euro di danni».
Poi Bottinelli, riprendendo pareri scientifici, spiega il perché di questi numeri: «La caccia produce una dispersione degli animali, che vanno così a popolare nuove aree, e una reazione di rimbalzo riproduttivo per compensare il calo numerico. I cacciatori sono poi quelli che foraggiano illegalmente i cinghiali proprio allo scopo di aumentarne la prolificità. Il loro interesse è ovviamente quello che il numero non cali, ma anzi aumenti. Forse per questo si oppongono a strategie che potrebbero essere davvero efficaci come i vaccini antifecondativi».
Secondo il consigliere nazionale della Lav «questo approccio emotivo dei cacciatori e la speranza da parte dei politici di guadagnare consensi facili influenza fin troppo le decisioni amministrative». (g.b.)
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