Il Tirreno

Grosseto

Addio all’imprenditore che sapeva sognare

di Gabriele Baldanzi
Addio all’imprenditore che sapeva sognare

Si è spento Enrico Curatolo: dalle barche sul lago d’Iseo alla terra di Roccastrada una vita di sfide vinte

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ROCCASTRADA. Enrico Curatolo ha chiuso gli occhi domenica primo novembre, circondato dall’amore della sua numerosa famiglia. Ieri pomeriggio, in tanti _ amici e conoscenti _ sono andati a salutarlo nella sua tenuta, Poggio Oliveto, mentre il funerale si svolgerà oggi (alle 15), nella Chiesa del Convento, a Roccastrada.

Aveva 72 anni. Era nato nel maggio del 1943 in provincia di Brescia e nel nord del boom economico aveva vissuto la prima parte della sua vita. Un uomo che dopo avergli stretto la mano una volta non potevi dimenticarlo.

Era un gran lavoratore, Enrico, un sognatore pratico. Nel 1959, quando ancora frequentava la scuola superiore (l’ultimo anno di un biennio che rilasciava un diploma di congegnatore meccanico) gli capitò per le mani una rivista inglese in cui si parlava di un nuovo materiale impiegato per la costruzione di imbarcazioni. Allora i Curatolo abitavano a Iseo, sul lago. Enrico aveva la passione della caccia e della pesca e con un amico decise di progettare e costruirsi da solo una barchetta, usando appunto questo materiale. Fu il primo passo di una scalata imprenditoriale. Di lì a poco Enrico Curatolo si dedicherà a tempo pieno a realizzare barche in vetroresina.

«Tra mille difficoltà _ raccontava lo stesso Enrico _ perché non eravamo in California… Era complicato per esempio reperire distaccanti validi e solventi».

Dalle barche ad altri prodotti il passo fu brevissimo. L’azienda di Curatolo si strutturò e iniziò a produrre vasche di decappaggio per i tondini di ferro, materiali per le impermeabilizzazioni di tetti e terrazze. Nel 1965, con le sue mani, costruì un piccolo motoscafo lungo 3 metri e settanta, a punta quadrata (a quei tempi le barche a punta quadrata non esistevano) con la camera ad ala di gabbiano (tipo Boston); pesava solo 75 chili e con un motore da 18 cavalli raggiungeva i 20 nodi. Lo si poteva caricare sul portabagagli di un’utilitaria. Tra il 1968 e il 1972 Curatolo passò da “un’aziendina” a gestione semifamiliare con 6 dipendenti a tre diverse unità produttive per un totale di circa 80 operai.

Nel frattempo erano arrivati anche il matrimonio con Valeria Cittadini e la nascita di Filippo e Massimo, poi mesi di lavoro negli Stati Uniti, a San Diego, per le vetrate Tiffany.

Nel 1982, a quarant’anni, la svolta. Enrico sa che può ripartire da zero. Il suo sogno è fare l’agricoltore. E così, insieme ai figli adolescenti e all’indomita Valeria, vende tutto nel bresciano, scende in Maremma e acquista un’azienda agricola vicino a Roccastrada: Poggio Oliveto.

In pochi anni la trasforma in un posto fantastico, ristruttura immobili, mette a produzione decine di ettari. Nei primi anni Duemila si raggiunge il top: quasi 3.000 quintali di fragole, meloni, angurie, zucche mantovane e molto altro. Che vengono immesse sul mercato con il marchio “Gli ortolani di Maremma”.

Negli ultimi anni il richiamo dell’acqua era venuto di nuovo a occupare il tempo libero di Enrico. Con il figlio Massimo aveva omologato, brevettato e realizzato il famoso Gecko, due barche in una: un gozzo da 1500 kg che però in navigazione mostra le caratteristiche di un motoscafo: velocità di crociera intorno ai 20 nodi e un motore di 40 cavalli. Un’idea che aveva riscosso successo e apprezzamento anche al salone di Genova e che lo rendeva orgoglioso. Oggi, alle 15, la Messa nella chiesa del Convento, poi la tumulazione nel cimitero di Roccastrada, perché le sue volontà erano queste: voleva rimanere qui, per sempre.

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