Il Tirreno

Grosseto

Scontro sull’esercito in città. Botti: «Non serve a nulla, anzi»

Francesca Gori
Il segretario del Siulp Vincenzo Botti
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Il segretario del Siulp Vincenzo Botti

Botta e risposta tra il segretario del Siulp e il comitato Uniti per una Maremma migliore: i soldati non hanno la stessa preparazione

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GROSSETO. A Grosseto è diventato quasi un tormentone. «Vogliamo l’esercito», si legge spesso in tantissimi post su Facebook, soprattutto quelli che si trovano a commento di notizie che raccontano di furti avvenuti o ladri arrestati. E proprio sulla richiesta dell’arrivo dell’esercito in città per tutelare la sicurezza dei cittadini che si è consumato un attacco frontale a Vincenzo Botti, segretario provinciale del Siulp, il sindacato dei poliziotti. Un attacco che Botti ha respinto con forza e precisione. Senza schivare e senza incassare.

Il ring di questa polemica è stato l’Hotel Granduca dove lunedì scorso il sindacalista dei poliziotti ha presentato il libro di Magdi Cristiano Allam: in sala c’erano anche diversi rappresentanti del comitato “Uniti per una Maremma migliore” che le parole di Botti proprio non le hanno digerite. Loro stanno infatti portando avanti una raccolta di firme per chiedere che a Grosseto venga approvato l’intervento dell’esercito nell’ambito dell’Operazione strade sicure”. «Ringraziamo Botti per l’invito - si legge nella nota del Comitato - ma su quello che ha detto, ovvero sul fatto che non condivide la nostra petizione, che una città presidiata dai militari sarebbe come Beirut e che i militari impiegati in questa operazione non siano operativi ma che fosse meglio protestare per avere più uomini e mezzi nelle forze dell’ordine, non siamo d’accordo». Se da un lato il Comitato sottolinea che il loro non sia un attacco alle forze dell’ordine, dall’altro ribadisce che l’intervento dell’esercito servirebbe proprio per tamponare, nell’immediato, una situazione insostenibile.

Vincenzo Botti di fronte alla polemica sollevata dal Comitato, ribadisce punto su punto quella che è la sua posizione e quella del sindacato che rappresenta: «La presenza dell’esercito in città - dice - non solo sarebbe inutile, ma anche dannosa».

E i motivi, Botti, li ha detti e ridetti più di una volta. La preparazione dei soldati è differente rispetto a quella di poliziotti, carabinieri e finanzieri e le armi in dotazione all’esercito non servono per combattere il crimine. «Servono per fare la guerra, i militari sono addestrati per quello - aggiunge - e quando sono stati presenti nelle città e hanno fatto degli arresti, li hanno fatti in collaborazione con le forze dell’ordine. Questo significa che polizia, carabinieri o finanza sarebbero distolti dai loro compiti investigativi per fare da balia ai militari che arrestano malviventi».

Giri di parole, il segretario della Siulp, non ne fa. «Capisco che la percezione di sicurezza sia importante - aggiunge - ma lo è di più la sicurezza stessa. Le forze dell’ordine sono ridotte allo stremo, non abbiamo uomini e mezzi e vogliono farci digerire un aumento di sei euro lorde al mese quando, rispetto alle tabelle ministeriali che sono ferme al 1989, solo a Grosseto è presente il 40% di personale in servizio. In queste condizioni di cosa ce ne facciamo dell’esercito?». Meglio farebbe il Comitato, secondo il sindacalista, a manifestare per chiedere più uomini e mezzi. Perché a volte, per garantire più sicurezza basta avere intuito, quell’intuito che nasce dall’esperienza e dalla professionalità di polizia, carabinieri e finanzieri. «Giovedì ho fermato alla stazione quattro rom arrivati da roma - dice ancora - e li ho tenuti tutta la mattina lì. Sarebbero andati a rubare al mercato ma per fortuna ce ne siamo accorti e infatti, non è successo nulla. Un militare probabilmente, nemmeno li avrebbe visti. E ventenni con il mitra in mano lasciati in città non riuscirebbero a fare quello che viene chiesto loro».

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