Il Tirreno

Grosseto

Riapre la caccia, l’imperativo è abbattere

di Gabriele Baldanzi
Riapre la caccia, l’imperativo è abbattere

Da oggi 127 squadre tornano a sparare ai cinghiali per contenere il numero dei capi. Con alcune novità e molti nervi tesi

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GROSSETO. È tutto pronto in Maremma per l’apertura della caccia al cinghiale che, nelle speranze di tanti agricoltori, dovrà contribuire a ridurre il numero degli ungulati che devastano le colture. Mai come quest’anno l’imperativo è abbattere, così da riportare il numero dei capi nei limiti della sostenibilità.

Da oggi migliaia di doppiette suddivise in 127 squadre tornano a sparare, con alcune novità regolamentari e qualche immancabile polemica.

C’è infatti l’Atc unico provinciale e si registra il ritorno a battute con un numero minimo di 18 cacciatori, anziché 23.

Ritorno al passato. Su quest’ultima norma, un mese fa, la Provincia di Grosseto, finiti i tre anni di sperimentazione, ha deciso di fare retromarcia, su input delle associazioni venatorie. Fino al 2012 le squadre dovevano essere formate da un minimo di diciotto persone.

Poi fu avviata una sperimentazione che prevedeva un graduale aumento del numero dei partecipanti: venti nella stagione venatoria 2013-2014 e ventitré nella stagione 2014-2015. L’intenzione era quella di favorire l’aggregazione, i matrimoni tra squadre. Obiettivo in parte centrato.

Adesso è stata compiuta una valutazione degli effetti e si è scelto di tornare indietro. Anche perché nel frattempo il numero totale dei cacciatori, sia a livello provinciale che nazionale, risulta in flessione.

Troppi cinghiali. Ma la stagione 2015-2016 è caratterizzata, come detto, anche da un’altra questione: il problema della presenza sempre più massiccia di cinghiali, che danneggiano le campagne, invadono le strade, arrivano alle porte dei paesi. Proprio ieri, la Regione Toscana ha annunciato che varerà una legge ad hoc.

Lunedì 2 novembre l’assessore regionale all’agricoltura e foreste Marco Remaschi, insieme al sottosegretario all’ambiente Silvia Velo, presenteranno in anteprima la bozza durante una conferenza stampa, a Firenze.

Gestione. La gestione sociale e politica della caccia al cinghiale non è da sottovalutare, tanto più in Maremma. Qui la caccia all’irsuto è una passione atavica, che coinvolge molte persone.

Chi amministra deve bilanciare interessi vari e diversificati, approcci emotivi, scarse conoscenze scientifiche e disinformazione.

I vari soggetti interessati sono minoranze all’interno della società, ma spesso risultano assai motivati, capaci di azioni eclatanti e di una buona capacità comunicativa. Capita spesso in questi tre mesi, fino al 31 gennaio, che cacciatori, animalisti, ambientalisti e agricoltori, entrino in conflitto. Sul territorio e sui media.

Cifre e sociologia. Sono numeri importanti – dicevamo - quelli che fanno di questa pratica un fenomeno da non sottovalutare. A cacciare sono anche donne (quasi 200 i porto d’armi ‘rosa’ in provincia di Grosseto). Non solo. La caccia al cinghiale in Maremma è un movimento capace di creare indotto, di mettere in moto altre attività. Ogni anno, solo per fare un esempio, sono migliaia gli ospiti nella ex atc 6 Colline Metallifere, in prevalenza veneti, lombardi ed emiliani.

Lo schioppo, nei prossimi giorni, tornerà quindi a essere per molti un inseparabile compagno di vita. La Maremma per tre mesi verrà battuta in lungo e in largo rispettando nuove regole e vecchie usanze.

Sicurezza. La forza dei cacciatori maremmani continua a essere l’osservanza di leggi non scritte, una serie di comportamenti seguiti con scrupolo sugli esempi dei più vecchi. Eppure molto può essere ancora fatto sotto il profilo della sicurezza.

La cronaca insegna che la maggior parte degli incidenti avvengono in circostanze fortuite: palle vaganti, deviate da sassi, tronchi d'albero o dagli stessi animali. Ci sarebbe molto da dire, allora, sui fucili a canna rigata e quelli a canna liscia, sulle gittate, sulle modalità di tiro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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